FILMOGRAFIA


Propongo un elenco di alcuni films di carattere scientifico-fantascientifico, interessanti per un approfondimento anche scolastico, e che possono aiutar anche a riflettere.
Non nego che sono tra i miei films preferiti riguardanti questo filone fantascientifico... ma adoro anche altri generi (commedie, gialli...).
Ho visionato alcuni di questi films anche con i miei studenti, che hanno mostrato interesse e curiosità.

 

MINORITY  REPORT

Regia: Steven Spielberg
Fantascienza, durata 2h 25'
20th Century Fox,  Usa 2002
con Tom Cruise, Colin Farrel, Samantha Morton, Max Von Sydow

Nel 2054, per impedire il dilagare della violenza, la polizia ha messo a punto un programma che consente di prevedere le intenzioni omicide e arrestare il colpevole prima che il crimine si compia. Tutto ciò è reso possibile dai poteri di tre veggenti, i precogs Agatha, Arthur e Dashiell, in grado di identificare i futuri colpevoli. Il poliziotto a capo della squadra anticrimine, John Anderton, viene a sua volta accusato di un delitto non ancora commesso. Con l'aiuto di Agatha riuscirà a scoprire che la sua condanna è frutto di un complotto e che il sistema anticrimine non è così sicuro come credeva.

Recensioni

Perché immaginare un futuro pieno di guerre, di strani abiti e di smaterializzazioni? Il vero nemico nel nostro immediato avvenire sarà il "Grande Fratello", il meccanismo a causa del quale nessuno di noi può più badare in pace ai fatti propri. Dick lo ha immaginato molti anni fa e ad oggi è possibilissimo. Con il pretesto di prevenire i crimini, non potremo più comprare con discrezione nemmeno assorbenti e preservativi.
Questo è solo uno dei tanti aspetti collaterali che colpiscono in "Minority Report", uno script che svela innumerevoli sfumature morali senza purtroppo andare a fondo in nessuna.
Ma l'equilibrio ben giocato tra la fiducia e il dubbio, le certezze di un uomo che si polverizzano in un momento, inserite in un contesto solo un gradino più avanti del nostro, davvero non possono lasciare indifferenti. Il destino esiste in questo mondo, ma convive con la libera scelta, con la capacità di ridicolizzare il più perfetto meccanismo creato dall'imperfetto, ma sempre preferibile, essere umano.
La visione è completa: abiti pettinature, ambientazioni, accessori... e che automobili! Il noir si è tinto di sfumature bluastre in una fotografia decolorata e triste che davvero aumenta la già profonda sfiducia che il 'progresso' ci fa nutrire nel mondo che sarà.

Il capitano John Anderton (Tom Cruise) dirige la sezione Precrime del Ministero di Giustizia americano. Il suo compito é quello di trovare in tempo i responsabili di efferati omicidi. La particolarità del suo lavoro é che egli sa in anticipo quando e da chi verrà commesso il crimine. Le sue informazioni provengono da tre precog, due gemelli maschi ed una femmina, esseri a metà strada fra l'umano e il vegetale (sono persone con poteri superiori al normale che vengono tenute in uno stato vegetativo per esaltarne le potenzialità), che proiettano su un particolare schermo le loro previsioni, che verranno in seguito analizzate proprio da Anderton. Siamo nell'anno 2054 e siamo prossimi alle elezioni: é possibile che l'unità Precrime, operante solo a Washington, possa essere resa legale in tutti gli Stati Uniti. Il momento é delicato, si rischia il tutto per tutto.
Improvvisamente però, i precog prevedono un nuovo omicidio e l'assassino é lo stesso John Anderton. Per dimostrare la sua innocenza, il capitano dovrà scappare, affrontare il passato, mettere in gioco le sue relazioni e la sua vita. Dovrà scoprire quel rapporto di minoranza che sarà in grado di scagionarlo.

La nuova opera di Spielberg, tratta da un racconto di Philip K. Dick, rispetta in pieno tutte le aspettative: é spettacolare, maestosa, pretenziosa, magnifica. Gli effetti speciali sono eccezionali: ragni elettronici in grado di percepire il minimo movimento umano e la più piccola fonte di calore, proiezioni mentali che possono essere "spazzolate", automobili elettromagnetiche, costruite letteralmente su misura, che scivolano su piani perpendicolari rispetto al suolo, varchi elettronici che analizzano in un millesimo di secondo la retina, pubblicità iper-personalizzate. Molto suggestiva é la scena in cui Anderton "spazzola" la proiezione relativa ad un imminente delitto: più che un poliziotto sembra un direttore di orchestra che dirige i suoi maestri con rigore e leggiadria. Nonostante la crudeltà delle immagini che scorrono sullo schermo lo spettatore é estasiato dalla rapidità con cui un semplice dialogo familiare viene scomposto e trasformato in una possibile indizio per scovare il futuro omicida. È impressionante pensare che nel 1956 il più grande scrittore americano di fantascienza abbia immaginato una realtà che é ancora lontana anche per noi! Il tema trattato é molto delicato: si può accusare e quindi punire un uomo sulla sola base di previsioni? E se queste non fossero esatte o se il soggetto in questione venisse ravvisato sul proprio futuro e decidesse di cambiare condotta, le accuse e la condanna resterebbero oppure no? In tempi come questi in cui si prospettano "guerre preventive" é più che mai attuale porsi di queste domande! A differenza del romanzo, che si chiude in modo ambiguo, poco esplicito, Spielberg lascia al protagonista una possibilità in più: la sua coscienza.
L'ambientazione é decisamente noir, ma il tutto assume una valenza diversa grazie alle musiche, prevalentemente riprese da autori classici quali Shubert dal ritmo irrefrenabile.
Consigliato a chi ha bisogno di uno scossone per riprendere in mano le redini della propria vita.

 

 


A.I.   INTELLIGENZA  ARTIFICIALE

Arificial Intelligence: A.I.
Regia: Steven Spielberg
Fantascienza, durata 2h 25'
Warner Bros. Pictures and Dreamworks Pictures,  Usa 2000
con Haley Joel Osment, Jude Law, Frances O'Connor, Brendan Gleeson, William Hurt

In un mondo futuro afflitto dall'effetto serra e spaventato dalle innovazioni tecnologiche, gli esseri umani dividono ogni aspetto della loro vita con sofisticati robot da compagnia chiamati Mecca. Quando un prototipo innovativo di bambino robot di nome David viene programmato per dimostrare amore incondizionato, la sua famiglia umana si scopre impreparata alle conseguenze. Improvvisamente David rimane solo in un mondo strano e pericoloso. Soccorso da un saggio Mecca, Gigolo Joe, David si imbarca in una ricerca spettacolare per scoprire lo scioccante segreto della sua identità.

Recensioni

Atteso da anni, forse troppi, "A.I." veniva visto da molti come IL film epocale, l'ideale prosecuzione di "2001: odissea nello spazio" proprio nell'anno che vide la rivolta cinematografica di HAL 9000. Passato tristemente nelle mani di Steven Spielberg per la morte di Stanley Kubrick, il film tratto dal racconto di Brian Aldiss è stilisticamente equamente diviso tra i due grandi cineasti. La prima ora è infatti marcatamente kubrickiana e lo stesso Spielberg si cede volentieri ad una direzione non propriamente sua, più controllata e pregna di messaggi che dipingono un futuro inquietante (guardate con attenzione la scena iniziale, un piano sequenza come non se ne vedevano da tempo). La parte centrale del film è invece un'attenta rilettura del materiale già concepito da Kubrick e rivisto da Spielberg con una chiave onirica e visionaria che ha dei momenti di puro genio. Tutto questo per dire che "A.I." è fino a questo punto esattamente quello che di meglio si poteva sperare, un vero e proprio passo nel futuro concepito da chi il futuro lo ha sempre immaginato, quando non addirittura creato. Questa rilettura post moderna della sempreverde favola di Pinocchio, purtroppo lascia delusi nel finale, francamente posticcio e nel più puro stile Spielberg fanciullesco, pur se sempre carico di creazioni visive assolutamente uniche. Ma una volta disquisito delle questioni cinematografiche, è necessario soffermarsi su una riflessione morale: dove andremo a finire? Potremmo aver paura di scoprirlo.

 

 

 

AGORA

Regia: Alejandro Amenàbar
Storico-Drammatico, durata 127'
Mod Producciones, Spagna 2009
con Rachel Weisz

Alessandria d'Egitto, 391 d.C.: Ipazia insegna astronomia, matematica e filosofia. Il suo allievo Oreste è innamorato di lei, come Davo, il suo schiavo personale. Quando i cristiani della città, guidati da Ammonio e Cirillo, ottengono il potere politico, le grandi istituzioni di insegnamento e governo non possono sopravvivere. Dopo 20 anni: Oreste, prefetto della città cristiano e battezzato, governa una fragile pace con i cristiani guidati da Cirillo, i quali vogliono rafforzare la moralità pubblica: prima vedono gli ebrei come loro ostacolo, poi i non credenti. Ipazia non ha alcun interesse nella fede, lei è interessata al movimento dei corpi celesti ed alla fratellanza di tutti, ma su lei gravano accuse di empietà e stregoneria. Ipazia rifiuta di battezzarsi e si decide lapidata per evitare il suo sangue impuro. Ma Davo, approfittando del tempo necessario agli zelanti per raccogliere le pietre per la lapidazione, si avvicina ad Ipazia e, con tacito consenso, la strangola, risparmiandole una morte ben più dolorosa.
La protagonista Ipazia è rappresentata come una filosofa e una scienziata che insegna ponendo questioni sulla validità del sistema tolemaico, che a quell'epoca si stava consolidando filosoficamente. Ella argomenta sui temi astronomici e fisici tipici della Rivoluzione Scientifica: come possono le stelle erranti (i pianeti) descrivere epicicli e deferenti.
Nel film si sostiene che Ipazia, riferendosi all'antico scienziato Aristarco, che fu il primo a teorizzare un sistema eliocentrico, capì (molti secoli prima di Copernico e di Galilei) che doveva essere la Terra a girare attorno al Sole e non il contrario. Quindi, non soddisfatta del fatto che la distanza del Sole fosse talvolta più lontana o più vicina alla Terra, con l'osservazione del cono di Apollonio trovò la soluzione ipotizzando (come scoprì poi Keplero) orbite ellittiche anziché circolari.
Il film lascia intendere che se Ipazia non fosse stata lapidata dai cristiani, sarebbe forse riuscita ad anticipare di ben 12 secoli il modello astronomico di Keplero.

 

CONTACT

Regia: Robert Zemeckis
Fantascienza, durata 2h 24'
Warner Bros. Pictures,  Usa
con Jodie Foster, Matthew McConaughy, James Woods, John Hurt, Tom Skerritt, Angela Bassett

Ellie Arroway (Jodie Foster) ceca nella scienza la risposta a quesiti che da sempre la tormentano. Chi siamo? Perchè siamo qui? C'è qualcun altro nell'universo? Specializzata nella ricerca di segnali inviati da esseri extraterrestri, una mattina riesce a captare un messaggio proveniente dalla lontana Vega, contenente il progetto di una macchina spaziale capace di proiettare un passeggero nell'iperspazio. Ellie dovrà battersi per essere prescelta per questo incredibile viaggio.

 

 

I,  ROBOT

Regia: Alex Proyas
Fantascienza, durata 1h 50'
20th Century Fox,  Usa
con Will Smith, Bridget Moynahan, Bruce Greenwood, James Cromwell, Chi McBride, Alan Tudyk

Nell'anno 2035 i robots sono programmati per vivere in armonia con gli uomini e fanno ormai parte della vita di tutti i giorni. Un brillante scienziato della U.S. Robotics Corporation viene trovato morto e ad occuparsi delle indagini sarà l'agente Del Spooner (Will Smith), mandato dalla polizia di Chicago. Con l'aiuto della dottoressa Susan Calvin (Bridget Moynahan), psicologa esperta di intelligenze artificiali, Spooner scopre che un roboto potrebbe essere il principale sospettato del delitto. L'agente cercherà di scoprire la verità, ma rimarrà intrappolato in una lotta per salvare la sua vita. Una ben più temibile minaccia sta inolte per mettere in pericolo la sopravvivenza del genere umano mentre il tempo stringe.

 

 

L'UOMO  BICENTENARIO

Regia: Chris Columbus  (regista di Harry Potter)
Fantascienza, durata 126'
Columbia Pictures and Touchstone Pictures,  Usa 1999
con Robin Williams, Embeth Davidtz, Sam Neill, Oliver Platt

Basato sull'omonimo racconto di Isaac Asimov (The Bicentennial Man), è il racconto dei 200 anni di vita di robot che vuol diventare uomo.
Nell'anno 2005 (il film è stato girato nel 1999) ogni casa ha il suo NDR-114, un robot domestico progettato per servire gli umani. Come ogni elettrodomestico artificiale, anche gli NDR sono tutti uguali, tranne uno... Andrew è diverso, ha qualcosa di speciale... una personalità unica, quasi umana, che si svela ricca di sentimenti.
Un film che colma il vuoto tra l'uomo e la macchina, tra la logica e l'amore attraverso uno straordinario viaggio nella vita (il robot, che vive 200 anni, vede più generazioni della "propria famiglia")

 

 

THE  ISLAND

Regia: Michael Bay
Fantascienza-Azione, durata 2h 16'
DreamWorks SKG,  Usa 2005
con Ewan McGregor, Scarlett Johansson, Djimon Hounsou, Sean Bean

L'isola è l'ultima speranza, l'ultima parte della terra rimasta incontaminata e nella quale vengono spediti sistematicamente, tramite una sorta di lotteria, i sopravvissuti alla contaminazione globale del pianeta. Ma qualcosa per Linchon 6 Eco non torna: si trovano continuamente sopravvissuti e non gli viene mai detto nulla di nuovo oltre i soliti ritornelli di benessere e tranquillità. Decide allora, in concomitanza dell'elezione di Jordan 2 Delta di fuggire assieme a lei dalla struttura e affrontare la contaminazione della Terra che in realtà non esiste. Scopriranno il significato della loro sconcertante esistenza: creati come cloni "disumani e senza anima" per essere usati come pezzi di ricambio dei loro originali nel mondo reale. Linchon si confronterà con il suo originale e, insieme a Jordan, libererà tutti i cloni dell'isola e scoprirà che i cloni, creati privi di emozioni e in uno stato di incoscenza, possiedono sentimenti e l'amore, a conferma della loro umanità.
Nel film, gli esseri clonati non nascono da un embrione che poi si svilupperà regolarmente, ma vengono ricreati esattamente con la stessa età del beneficiario, quindi già adulti. Infatti, la clonazione avviene "coltivando" il corpo, i cui tessuti sono ricostruiti sulla base di una scannerizzazione completa dell'originale. Tale sistema permette al clone di avere anche le stesse impronte digitali e la stessa iride dell'originale, cosa che invece non accade con i gemelli omozigoti che pure sono a tutti gli effetti dei cloni l'uno per l'altro. Per far credere loro di non essere frutto di questo procedimento, gli agnati vengono sottoposti a un lavaggio del cervello che innesta nella loro mente dei "falsi ricordi" preregistrati, in modo di dotare loro di un "passato" in realtà inesistente.

 

 

IL  MONDO  DEI  REPLICANTI

Regia: Jonathan Mostow
Fantascienza, durata 1h 29'
Touchstone Pictures,  Usa 2009
con Bruce Willis, Radha Mitchell, Rasamund Pike, Boris Kodjoe, James Francis Ginty, James Cromwell

Nel futuro, ogni umano possiende un proprio surrogato, un robot con sembianze umane che svolge le normali attività quotidiane, mentre il "proprietario" rimane comodamente  e al sicuro a casa guidando il surrogato attraverso impulsi celebrali controllati da una macchina.
Qualcuno tuttavia, utilizzando una pericolosa arma, inizia a distruggere i surrogati, attaccando indirettamente il cervello e uccidendo il "proprietario" umano. Il detective Greer (interpretato da Bruce Willis) è costretto ad intervenire per scoprire cosa sta accadendo, imbattendosi con il Profeta, che governa una zona della città in cui i surrogati non possono entrare. Non usando il surrogato, Greer in carne e ossa nel mondo reale inizia a vedere le cose in modo diverso, rafforzando la convinzione che l'umanità stia lentamente decadendo chiusa nelle proprie abitazioni. Attraverso le sue indagini, scoprirà che qualcuno conduce un progetto per distruggere ogni persona connessa ai surrogati. Greer, con un susseguirsi di scenze d'azione, riuscirà a invertire la situazione.

 

 

S1m0ne

Regia: Andrew Niccol
Fantascienza-Commedia, durata 113'
Nwe Line Cinema,  Usa 2002
con Al Pacino, Catherine Keener, Winona Ryder, Rachel Roberts, Evan Rachel Wood, Jason Schwartzman

Victor Karanski è un regista di Hollywood che da anni passa da un fiasco all'altro. Nessuna stella vuol lavorare con lui, ma, grazie all'invenzione di un geniale e morente informatico, riesce con un certo programma software a riprodurre virtualmente Simone, dalla strepitosa bellezza. L "attrice" ha un successo palnetario, il mondo impazzisce per lei, che non si mostra mai in pubblico. Karanski riesce a farla apparire in televisione, a farla cantare in uno stadio, ma nessuno la vedrà mai, naturalmente, dal vivo. Il regista è stato abbandonato dalla moglie che si scopre gelosa di Simone. Il "privato" è omai troppo connesso col virtuale, e Victor viene accusato della morte di Simone, introvabile, appunto. Alla fine tutto si aggiusta, la famiglia si ricompone e  Simone riprende a "vivere".

 

 

A  BEAUTIFUL  MIND

Regia: Ron Howard
durata: 2h 16'
con Russell Crowe

Basato su una storia vera, racconta la vita del matematico John Nash, premiato nel dicembre 1994 con il premio Nobel per l'economia. Vincitore di 4 Premi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, questo film si distingue per la straordinaria interpretazione di Russell Crowe nel ruolo di John Nash, promettente matematico dell'Università di Princeton, che dopo aver sfiorato il successo e la fama da giovanissimo, viene isolato a causa di una grave forma di schizofrenia. Solo sua moglie potrà sostenerlo in questa toccante storia di coraggio, passione e, infine, trionfo.

Recensioni

Il regista Ron Howard dimostra la sua maturità artistica con una grande maestria nell'utilizzo del mezzo cinematografico; la drammaticità di alcune scene viene raggiunta attraverso innovative soluzioni registiche. Lascia un poco a desiderare l'utilizzo ridondante dei personaggi immaginari ed il finale un poco mieloso. Nel complesso comunque un ottimo film, che riesce ad attrarre l'attenzione verso temi importanti ed ancora poco affrontati.

 

 

 

WILL  HUNTING  -  GENIO  RIBELLE

Regia: Gus Van Sant
durata: 2h 2'
Usa 1997
con Matt Damon, Robin Williams

Orfano dei quartieri malfamati e poveri di Boston, Will Hunting (Matt Damon) trova lavoro come bidello nell'Institute of Technology del Massachusetts. Il professor Lambeau ben presto si accorge delle grandi capacità matematiche di Will e si rivolge ad un amico psicoanalista (Robin Williams) per cercare di aiutare il ragazzo a svilupparle. Il giovane si troverà di fronte alla scelta tra la scienza o le ragione del cuore.
Un film hollywoodiano, sia per la grande produzione che per il finale di "apparente" ribellione. Ha vinto due Oscar: uno per la sceneggiatura ed uno per il miglior attore non protagonista (R. Williams).

Recensioni

Un film hollywoodiano, sia per la grande produzione che per il finale di "apparente" ribellione.
Il regista Gus Van Sant, appare un po' "soffocato" dalle esigenze di produzione, anche se in alcuni frangenti si può ammirare la sua mano: negli esterni su Boston, negli incontri tra amici operai e nel loro girovagare senza meta.

Premi vinti:

Oscar per la miglior sceneggiatura
Oscar per il miglior attore non protagonista (R. Williams)

 

 

 

2001: ODISSEA  NELLO SPAZIO

2001: A Space Odissey
Regia: Stanley Kubrick
Fantascienza, durata 2h 19'
Warner Bros. Pictures, Usa 1968
con Keir Dullea, Gary Lockwood

Una scimmia preistorica, influenzata da un misterioso monolite nero, scopre che un osso può essere usato come arma per sottomettere i suoi simili. Quattro milioni di anni dopo,... nel 1999, un ufficiale viene inviato sulla Luna per scoprire cosa si cela dietro il rinvenimento in uno scavo di un enigmatico monolite nero. Nel 2001, una missione spaziale parte alla volta di Giove per capire perché il monolite lunare sembra puntare verso quel pianeta.
Il computer Hal 9000 che governa la nave in viaggio alla volta di Giove si ribella ed uccide l'equipaggio dell'astronave. David Bowman, l'unico astronauta superstite, riesce a disattivare Hal, entra in contatto con il monolite e viene risucchiato in quella che sembra un'altra dimensione. Si troverà così in una stanza dove assisterà alla sua morte e alla sua trasformazione in uno strano feto che inizierà un viaggio eterno nel cosmo.

2001 Odissea nello spazio  è un conto alla rovescia per il domani, una carta stradale del destino dell'uomo, una ricerca dell'infinito. E' un abbagliante monumento visivo che ha meritato l'Oscar, un'irresistibile interpretazione della lotta dell'uomo contro la macchina, una stupefacente miscela di musica e movimento, un caposaldo così fondamentale, che Steven Spielberg lo considera il Big Ben dal quale ha tratto origine la sua generazione di cineasti.
Per cominciare il suo viaggio nel futuro, Kubrick visita il nostro passato di pitecantropi ancestrali; poi, con uno degli stacchi più fantasmagorici mai concepiti, balza in avanti di millenni fino alla colonizzazione dello spazio; infine proietta l'astronauta Bowman in zone siderali inesplorate, forse fino al regno dell'immortalità.

Premi vinti:

1999 - Film a "4 stelle" [Filmgoer's Companion] Consigliati da Leslie Halliwell
1999 - 100 I Migliori Film della Storia [Ciak, Lettori]
1999 - 100 I Migliori Film della Storia [Ciak, Critici]
1998 - 100 I Migliori Film Americani della Storia [American Film Institute]
1998 - 40 Le Migliori Colonne Sonore [Gramophone] Alex North; Johann Strauss; Aram Khachaturian; Gyorgy Ligeti; Richard Strauss
1998 - 360 I Migliori Film Classici [National Film and Television Archive]
1996 - 45 I Migliori Film "Morali e Religiosi" [Filmoteca Vaticana]
1995 - 11 I Film di Fantascienza Preferiti da Arthur C. Clarke
1995 - 107 I Migliori Film della Storia [Time Out, Seconda Edizione]
1995 - 10 I Film Preferiti da Roger Ebert
1992 - 10 I Migliori Film della Storia [Sight and Sound, Quinta Edizione]
1992 - 10 I Migliori Film della Storia [Corriere della Sera]
1991 - 274 I Film Americani "Patrimonio Nazionale" [National Film Registry]
1969 - Miglior Produttore Straniero David di Donatello
1968 - Migliori Effetti Speciali Visivi Oscar [Academy Awards]

Odissèa, s.f., dal titolo dell'omonimo poema omerico in cui si narrano le peripezie di Ulisse, per antonomasia serie di avventure e di disagi imprevisti e imprevedibili.
Imprevisti e imprevedibili. Odissea. Ulisse. Un uomo. Con la mente proiettata nel futuro. Un essere umano.
Nel corso dei tanti anni passati dall'uscita nelle sale di "2001: A Space Odyssey", si sono scritte e dette tante cose su quest'opera che spesso è difficile anche ricondurla alla categoria di cui dovrebbe naturalmente far parte, quella dei film, prodotti artistici elaborati e realizzati grazie all'ingegno e alle singole capacità di più esseri umani. Ma paradossalmente è proprio l'elemento umano che finisce con lo stridere di fronte alle visioni ancor oggi ipertecnologiche del film, a meno che non si analizzi il tutto attraverso un diverso punto di vista.
Universalizziamo il concetto di Odissea e applichiamolo all'arco narrativo del film, semplifichiamo il tutto e intraprendiamo il Viaggio, dalla preistoria sin oltre il futuro, completiamo il ciclo vitale e spogliamo l'essenza stessa del vivere attraverso una serie di banali considerazioni. Vivere è la missione per cui siamo sulla Terra. Durante la nostra missione ci troviamo ogni giorno di fronte a delle scelte. Queste scelte portano al naturale evolversi della vita dell'essere umano in una società organizzata. Spesso si è costretti a prendere decisioni difficili in situazioni che vorremmo non dover mai affrontare, ma superare queste prove è conditio sine qua non per il raggiungimento di uno dei tanti stadi superiori, di una delle tante diverse vite che scandiscono lo scorrere degli anni.
Tutto questo ha un suo perché che si esplicita nel momento in cui si esaurisce il ciclo vitale di un singolo e viene per convenzione chiamato esperienza, ovvero un bagaglio di informazioni che viene passato da una generazione all'altra e arricchito dalle mille diverse sfumature che ogni nuova idea o emozione può dare a questa enorme banca dati. Impulsi che possono essere generati solo da macchine fatte di carne e fluidi e non trasportabili in sofisticatissimi manufatti. Farlo significa peccare di presunzione, innalzarsi a un livello divino che non fa parte del nostro essere.
Ora, prendiamo tutte queste banali considerazioni e operiamo una scomposizione dell'opera Kubrickiana in questione: l'alba dell'umanità, l'incredibile ellissi temporale risolta con un semplice stacco, la visione di un futuro da arroganti semi-dei e la giusta punizione alla fallibilità della scienza, fino alla parte terminale dell'Odissea, quella non scritta, dopo che Ulisse ha attraversato le Colonne d'Ercole in cerca dell'ignoto, unica strada per cominciare un nuovo ciclo vitale.
Non voglio certo io avere l'arroganza di considerare "2001: Odissea nello Spazio" un film di facile interpretazione nel corso degli anni eccessivamente dibattuto e spesso incompreso, mi limito a dare la mia visione delle cose che si riduce a qualcosa di semplice.
E' solo la nostra vita.
Qualcosa di meraviglioso.

E' possibile suddividere 2001: Odissea Nello Spazio in 3 parti: nella prima, definita l'alba dell'uomo, Kubrick mostra appunto il primo stadio evolutivo dell'essere umano, la scimmia, mostrando con essa anche i primi segni caratteristici della specie: l'egoismo e l'arroganza; l'arrivo di un monolito, simbolo divino (non per niente in questa parte è sempre inquadrato dal basso verso l'alto) ma anche metafora del divenire, darà il via all'evoluzione che inizierà con la scoperta della violenza attraverso l'uso di oggetti (ossa) come armi di difesa e di offesa (utilizzo sottolineato da un intelligente montaggio connotativo). La famosa ellisse dell'osso che diviene navicella spaziale, e che dunque rappresenta un salto temporale di milioni di anni, ha il compito di introdurci alla seconda parte in cui l'uomo ha raggiunto un bagaglio di conoscenze in grado di spingerlo verso le profondità dello spazio; Le astronavi che ballano sulle note di Strauss (modellini o fotografie su cui la macchina da presa opera uno zoom a ritroso) ne sono la dimostrazione. Nel susseguente viaggio verso Giove dovuto al segnale lanciato in quella direzione dal monolite, egli affronta l'ennesima sfida dimostrando la superiorità della mente umana nei confronti di quella artificiale (un computer folle e terribilmente vivo che dall'essere umano ha ereditato la superbia, la violenza, e la paura della morte) e conseguentemente la sua irriproducibilità. Ed è proprio l'averne spinto ai limiti le conoscenze e l'uso a permettere all'individuo, nella criptica terza parte, il salto verso una dimensione eterea dove le differenze tra spazio e tempo si annullano e dove l'uomo diventa Superuomo o, più semplicemente, Dio. O ancora meglio, dove la mente umana evolve ad un grado superiore. Visivamente straordinario ancora oggi, con effetti speciali artigianali da sogno (il vetro a cui con una piccola ventosa è attaccata la biro facendola sembrare a mezz'aria è un capolavoro di arguzia) 2001 ha rappresentato moltissimo per la fantascienza, promossa dopo questo film a genere adulto, ma anche per il cinema. E' il capolavoro di un genio, l'opera di una vita la cui sceneggiatura (firmata Stanley Kubrick/ Arthur C. Clarke) fu composta di pari passo con le riprese ed in cui l'aspetto futuristico non è mai, neanche oggi, sembrato obsoleto (a parte forse le schede perforate utilizzate con Hal 9000). Ma sarebbe stato veramente troppo chiedere di prevedere i dvd in un'epoca in cui il nonplusultra era il nastro!) o esagerato (la lettura del labiale da parte del computer).

Quando per la prima volta uscì nelle sale cinematografiche "2001 Odissea nello Spazio", il grande publico apprezzò il film soprattutto per i suoi grandi ed innovativi effetti visivi. La critica non era entusiasta del film ed infatti non fu preso visto per il capolavoro che oggi conosciamo. Tempo dopo, il film fu rivalutato dalla critica ed oggi, lo ammiriamo nuovamente sugli schermi con la sicurezza d'andare a vedere un ottimo film. Ma come nasce questa sicurezza? Ai giorni nostri se scendiamo in strada e chiediamo a una qualsiasi persona se ha mai sentito parlare di 2001 ci risponde di si. Ai giorni nostri, se chiediamo a qualcuno un parere su 2001 ci risponde per voce popolare che è un grandissimo film. Ma allora come ha fatto questo film ad entrare nella testa della gente? Guardando, ad oggi 2001, si ha l'impressione che sia ancora "nuovo" e che abbia ancora molto da dire. Non è merito degli effetti speciali che in questo periodo sono in esubero e neanche dell'eccezionale sonoro (anche se con tutta la moderna tecnologia, sembra ancora innovativo), ma di un mirato messaggio. Dall'inizio alla fine il film è un lento progredire. Vi sono varie nascite, varie "albe" e vari salti temporali (uomini scimmia, scoperta del TMA1 sulla luna, viaggio della Discovery). In ognuno di questi salti l'uomo appare sempre più evoluto e sempre migliore: dall'uomo scimmia che impara a difendersi usando un osso, dall'esplorazione della luna, al viaggio assistito da HAL alla scoperta di chissà cosa della Discovery. In tutto questo viaggio, l'uomo appare un essere sempre migliore, ma in maniera sottile si percepisce che migliore per l'uomo di "2001" significa cattivo, violento. Infatti l'uomo-scimmia di inzio film si arma e la sua arma in volo diventa un'astronave, quella stessa che lo porta sulla luna in braccio a nuove scoperte e quella stessa che porta su Giove, viaggio assistito da Hal un prodotto umano che sa solo distruggere il proprio creatore. In tutto questo quadro, l'uomo evoluto appare tanto barbaro quanto non mai, incapace di amare quanto capace di dominare tutto tranne se stesso e le proprie creazioni. Questo era quel che ai tempi della prima uscita nelle sale del film non fu chiaro. Ma sempre questo, il grande messaggio (dall'aspetto quasi subliminale) che lo rende così attraente. La funzione di "specchio" che 2001 ha (che Arancia Meccanica conserva) affascina lo spettatore ignoro davanti allo schermo. 30 anni fa, eravamo stati avvisati, ma non siamo stati capaci di capire e tutt'ora che sappiamo continuiamo a costruire un mondo basato sull'autodistruzione. Merito al genio che ha saputo prevedere una problematica così attuale con un così largo anticipo. Nostro mal grado non siamo al suo passo.

Questo film del maestro Stanley Kubrick è il più grande capolavoro di fantascienza.La pellicola si divide in tre parti fondamentali: L'Alba dell'uomo, Missione Giove, Giove e l'oltre infinito, che rappresentano quello che è il passato (l'origine) umana, il suo presente, e il suo probabile futuro. Per quanto riguarda la tecnica registica è un gioiello del cinema, proprio per le innovazioni apportate in questa pellicola sarà il "manifesto" di molti altri film del genere, e modificherà il modo di fare cinema successivamente, dando onore al genio Kubrick. Di notevole apporto allo spessore del film è la colonna sonora che miscelata alle stupende inquadrature intrappolano lo spettatore dandogli la pura sensazione di cosa significhe essere nello spazio. Straordinarie sono,inoltre, le geometrie visuali di Kubrick che trasformano 2001 in un capolavoro, come ad esempio: l'osso scagliato dall'antropoide primitivo che in un fotogramma si trsforma nell'astronave, l'occhio rosso del computer HAL 9000, impazzito, per poi finire con il viaggio psichedelico attraveso il monolite nero. Il film segna un'importante balzo avanti negli effetti speciali. Con un mix perfetto di profondità dei contenuti aggiunti alla visione magistrale di Kubrick, l'opera diventa inimitabile.

Stanley Kubrik disse che non si poteva parlare di 2001:Odissa nello spazio con le parole, perché questo film costituiva un tentativo di comunicare non con la razionalità dell'uomo, ma con il suo subconscio e le sue sensazioni. Che cos'è infatti il la lingua se non la rappresentazione della razionalità dell'uomo, la sua tendenza a considerare il mondo come un insieme di simboli e di relazioni tra di essi? La prima parte del film, L'alba dell'uomo, riassume quello che, secondo Kubrik, è il periodo dell'infanzia del genere umano e che si conclude solamente quando l'uomo entra in contatto con una forma di vita aliena. E' significativo che il regista abbia deciso di sintetizzare l'intero arco della storia dell'uomo con un gesto di morte (lo scimmione preistorico lancia in aria un osso che ha utilizzato per uccidere un nemico); forse in questo modo Kubrik vuole dirci che la storia dell'uomo è stata sempre caratterizzata dalla violenza e che solo l'incontro con una forma di vita aliena potrà sollevarlo da questa situazione. La seconda parte, 18 mesi dopo: missione verso Giove, ruota intorno al personaggio di HAL9000, il computer di bordo dell'astronave Discovery. Kubrik affronta così il tema dell'intelligenza artificiale, un tema su cui sarebbe voluto ritornare attraverso un progetto poi ripreso e sviluppato da Steven Spielberg. HAL9000, così come il piccolo mecca di A.I., è forse la figura più umana di tutto il film, quella che sperimenta emozioni più vicine a quelle dello spettatore: quando prova ad uccidere i propri compagni di bordo non lo fa per follia omicida o per mire conquistatrici (come nella più scontata tradizione fantascientifica), ma per un sentimento umano, la paura. Non per niente, in un autore nichilista come Kubrik, la morte di HAL9000 è rappresenta uno dei rari momenti commoventi. L'ultima fase, Giove e oltre l'Infinito, che comprende il viaggio psichedelico di Bowman e il suo arrivo nella stanza in stile rococò, è quella in cui Kubrik arriva (più che in ogni altra parte del film) a comunicare col subconscio. Qui la razionalità si ferma lasciando spazio alle immagini. Le immagini, e non l'intelletto, comunicano la grandezza e la mistero che ancora si celano dietro l'universo. 2001: Odissea nello spazio testimonia la specificità e la grandezza del cinema: 2001: Odissea nello spazio è il cinema. Comunica emozioni con la potenza delle immagini senza mediarle tramite la razionalità del linguaggio parlato.

 

 

MATRIX

Regia: Andy e Larry Wachowski
Fantascienza-Azione, durata 136'
Warner Bros,  Usa 1999
con Neanu Reevers, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, Gloria Foster, Joe Pantoliano

Thomas A. Anderson ha una doppia vita: di giorno è un qualsiasi programmatore di computer ma di notte si trasforma in un hacker, conosciuto come Neo. Neo si è sempre fatto domande sulla sua vita, ma la verità va assai oltre ogni immaginazione. Neo si ritrova braccato dalla polizia dopo esser stato contattato da Morpheus, un hacker leggendario etichettato come terrorista da parte del Governo. Morpheus "risveglia" Neo mettendolo al corrente della realtà dei fatti: la terra è ormai ridotta ad un'unica area desolata e devastata, dove la maggior parte degli esseri umani sono stati catturati da intelligenze artificiali che attingono energia elettrica dai corpi umani, 'coltivati' in stato di totale incoscienza dentro a delle specie di bozzoli, mentre nella loro mente viene indotta, mediante connessioni ai centri sensoriali, la convinzione di vivere una vita cosiddetta 'normale', all'interno di una realtà artificiale denominata Matrix. Con questa nuova consapevolezza Neo si ribella alle macchine e fa ritorno a Matrix scontrandosi con gli Agenti, che non sono altro che superpotenti programmi di computer che hanno il compito di eliminare Neo e soffocare la ribellione della razza umana.

Oltre al rapporto tra l'uomo e la tecnologia, nel film Matrix vengono affrontati temi come la scelta, che è in grado di cambiare se stessi e gli altri e il mondo come rapprsentazione interiore. Inoltre si osserva il controverso rapporto con il destino e il desiderio di conoscerlo, la ricerca della propria identità.

Recensione e riflessioni su "Matrix" tratte da wikipedia

L'ipotesi che il mondo che noi vediamo sia solo un'illusione creata da opportuni programmi è ripresa da altri film, fra cui è doveroso segnalare Il mondo sul filo di Rainer Werner Fassbinder, Il tredicesimo piano e Nirvana di Gabriele Salvatores; film, quest'ultimo, nel quale il riferimento alla cultura orientale del buddismo zen è esplicito fin dal titolo. Il concetto che la propria vita è stata programmata, controllata e manipolata lo possiamo notare in The Truman Show e in Dark City (che di Matrix condivide anche l'uso di alcune scenografie), e la concezione della realtà virtuale è presente in molti film, tra cui Tron ed eXistenZ.

Il Gran Khan domandava a Marco Polo se fosse l'imperatore cinese a sognare di essere una farfalla o l'insetto a sognare di essere un imperatore cinese. Filosofi posteriori a Cartesio dal secolo XVII si ponevano il dubbio se la realtà percepita potesse essere reale. Una risposta plausibile giunse cento anni dopo con l'assioma che - a differenza di Neo e compagni - non vi è nulla a confermarlo e nulla a smentirlo.

L'idea che la ricerca della verità debba passare da un risveglio dal mondo delle illusioni verso un viaggio di rinascita ed emersione alla contemplazione della realtà è presente anche nelmito della caverna di Platone.

La ricerca della propria identità, che si appoggia al topos classico del "Conosci te stesso" (citato in una scena del film dal personaggio dell'Oracolo) è trattata attraverso il complicato rapporto uomo-macchina, all'interno del quale la seconda ha preso il sopravvento sul primo schiavizzandolo e sostituendovisi: l'uomo non è più in grado di distinguere sé stesso dalla macchina, e questo lo porta a perdere la coscienza di sé.

Questo viene anche reso più chiaro nella scena in cui Morpheus spiega a Neo come mai in Matrix la coscienza di se stesso cambia e prende il nome di immagine residua di sé cioè "la proiezione mentale del proprio io digitale". (Citazioni del Film). Questa alienazione è un tema centrale dei romanzi di fantascienza di Philip Dick, di cui il film si mostra debitore.

Un romanzo che descrive un mondo in cui gli abitanti sono ignari di essere simulazioni, e anzi sviluppano a loro volta un simulatore, è "Simulacron-3" (1964) di Daniel Galouye. Uno degli abitanti del simulatore del romanzo riesce a "risalire di un livello", passando nel mondo del protagonista, come l'agente Smith nei capitoli successivi del film, suggerendo che entrambi i mondi siano in realtà una simulazione. Nel romanzo vengono anche "corrette" le conoscenze delle persone dopo una modifica, come nel film viene promesso a Cypher per il tradimento.

Nel dialogo tra l'agente Smith e Morpheus, che è stato sequestrato e drogato perché riveli con la forza i codici di accesso al mainframe di Zion, chiari riferimenti vengono fatti anche al tema dell'evoluzione, della lotta fra specie differenti (Darwinismo sia in senso naturalistico che sociale) e della creazione di un equilibrio naturale fra le specie all'interno di un ecosistema. Preponderante è poi il concetto di singolarità tecnologica; quest'ultimo è un punto critico di accelerazione dell'iter nella scala dell'evoluzione tecnologica della razza umana in cui le macchine acquistano consapevolezza di sè e divengono autosufficienti, diventano autonome e si distaccano dai loro stessi creatori ed in grado di autoprogrammarsi, di autoripararsi e di governarsi da sole, decidendo da sole il proprio destino e la propria esistenza, anche in contrasto con quelli della specie umana che le ha create.

Il concetto di libertà, di scelta, di autodeterminazione e di lotta contro il potere costituito che soffoca il libero arbitrio e la creatività personale vengono poi esposti nel film in chiave strettamente conforme all'etica hacker, a cui il film stesso è un prezioso tributo.

Infine ci sono dei riferimenti anche al transumanesimo, finalizzato al potenziamento delle capacità umane sia a livello fisico che mentale e cognitivo.

Altri riferimenti posso essere trovati nella religione buddista, la piena coscienza del sé, il risveglio e la possibilità di variare il mondo che ci circonda solo nel momento in cui lo vediamo scevro dalle nostra strutture mentali (la scena dello sparo che Neo ferma con una mano). Inoltre è anche esposto il rapporto maestro-discepolo, tra Neo e Morpheus, la stessa figura del Budda che si incarna come bodhisattva per il bene delle persone. la stessa esistenza della matrice è ascrivibile al concetto di illusione del buddismo, così come la figura del Demone del Sesto Cielo, che governa e usa l'illusione per tenere le persone schiave dei suoi disegni. Inoltre la telefonata che Neo fa da dentro matrix promettendo che "tutto è possibile" ricorda il voto del bodhisattva di salvare tutte le persone.

 

 

BLADE  RUNNER

Regia: Ridley Scott
Fantascienza, durata 2h 19'
Warner Bros. Pictures, Usa 1982 (con versione rivista del 2007)
con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos

Anno 2019, in una Los Angeles perennemente bagnata dalle piogge acide il cacciatore di taglie Rick Deckard è incaricato di dare la caccia ad alcuni Nexus 6 guidati da Roy,... "replicanti" dalle forme umane sfuggiti al controllo della casa costruttrice Tyrell Corporation. Sarà aiutato da Rachel, replicante di una nuova generazione, capace di provare sentimenti e ricordare il passato... I replicanti, capitanati da Roy cercano di introdursi nella fabbrica dove sono stati prodotti, nella speranza di riuscire a modificare la loro imminente "data di termine", fissata in 4 anni. Deckard si innamora della bellissima replicante Rachel e dopo aver affrontato il ribelle Roy si allontana con la sua amata, in un finale da sogno che non tiene conto del labile confine tra la realtà e la fantasia.

Rick Deckard si aggira per la giungla d’acciaio e microchip della Los Angeles del 21mo secolo. È un blade runner a caccia di replicanti criminali, prodotti di una genetica ormai estremamente sofisticata e destinate a vivere pochi anni. Il suo compito: ucciderli. Il loro crimine: voler essere umani. Un capolavoro dell'immaginario oggi rimasterizzato per garantirne una migliore visione. La stessa visione che, di questo classico della fantascienza, aveva il suo regista, Ridley Scott, ben diversa da quella che videro gli spettatori cinematografici nel 1982. Questa versione omette la voce narrante fuori campo di Deckard, approfondisce la storia d’amore tra Deckard e Rachael ed elimina il noto finale. L’aspetto più intrigante è l’aggiunta della sequenza in cui Deckard ha la visione di un unicorno che gli suggerisce che anche lui potrebbe essere un umanoide. L'impatto emotivo risulta quindi di gran lunga superiore: un grande film reso ancora più grande.

Premi vinti:

1999 - 100 I Migliori Film della Storia [Ciak, Lettori]
1999 - 100 I Migliori Film della Storia [Ciak, Critici]
1998 - 40 I Migliori Film Contemporanei [National Film and Television Archive]
1995 - 11 I Film di Fantascienza Preferiti da Arthur C. Clarke
1995 - 100 I Film in Video Fondamentali [Sight and Sound]
1995 - 107 I Migliori Film della Storia [Time Out, Seconda Edizione]
1993 - 274 I Film Americani "Patrimonio Nazionale" [National Film Registry]
1993 - 100 I Migliori Film Contemporanei [Guardian]

"Blade Runner-Final Cut", ovvero come mettere la parola fine su un classico della cinematografia, un'opera d'arte che si potrà ammirare, riletta in maniera sistematica dal suo regista, secondo un lavoro che dal 2000 è durato sino ad oggi, tra sfide tecniche e attività di restauro, piccoli intervanti, colore, sound, niente di sostanziale tranne per un finale onirico nella sua 'nuova' semplicità.
Immutate l'estrema cura e ricercatezza delle immagini e degli effetti, la particolare ambientazione (anche gli esterni hanno sempre una luce notturna), le innovative atmosfere create (la continua dominante blu, gli ambienti urbani tecnologicamente sofisticati ma caotici e brulicanti di una umanità confusa e sempre immersa in una penombra artefatta), le sofisticate e coinvolgenti musiche di Vangelis, quelle che hanno rapidamente reso questo film un cult-movie, che ha fatto scuola e ha segnato una svolta irreversibile nella successiva produzione di film di fantascienza.
Quello che di nuovo si legge oggi nelle singole inquadrature del maestro Scott va al di là della semplice operazione nostalgia, la decisione di rimettere mano all'opera, nasce piuttosto dalla constatazione che "Blade Runner" può ancora avere grande influenza sulle nuove generazioni, oggi che il 2019 profetizzato da Philiph Dick sembra sempre meno lontano ma soprattutto appare drammaticamente oscuro.
La mitica voce narrante del passato sparisce in questa meravigliosa opera di 'restauro', ad alcuni l'effetto piacerà, ad altri lascerà un po' di malinconia, ma niente paura, arriveranno cofanetti a suggerire maratone filologiche e letture estetiche...
La magia di un capolavoro del genere non lascia spazio ad altri commenti, soprattutto ora che la sala lo accoglie nuovamente, in tutto il suo rinnovato splendore, e non c'è un minuto da perdere per correre ad ammirarlo ancora.

 

 

PAPERINO NEL MONDO DELLA MATEMAGICA

Donald in Mathmagic Land
Regia: Hamilton Luske
Animazione, durata 27'
Walt Disney, 1959

Paperino entra, munito perfino di un cappello da esploratore, nel fantastico mondo della Matemagica. Guidato dallo Spirito dell'Avventura, esplora le correlazioni fra matematica e arte, natura e architettura. Incontra personaggi e visita luoghi decisamente strani, tra cui alberi con radici quadrate, matite che giocano, paesaggi di numeri, ma soprattutto ripercorre la storia della matematica, come e perché è nata questa disciplina. In tal modo l'incredulo avventuriero comprende che la matematica è fondamentale in campi che apparentemente le sono del tutto estranei: per tracciare i confini dei terreni da coltivare, per realizzare costruzioni architettoniche, per calcolare la distanza di una stella, e ancora, nell'ottica, nell'acustica, nell'illuminazione e anche nella musica! Dopo aver suonato e ballato con un gruppo di pitagorici, Paperino apprende dallo Spirito dell'Avventura che Pitagora scoprì proporzioni "matemagiche" che hanno influenzato l'arte e l'architettura fino ai nostri giorni: la sezione aurea si riconosce negli antichi edifici greci, ma anche in Notre Dame a Parigi, in molte sculture, nel famosissimo quadro di Monna Lisa ecc. Le proporzioni ideali sono a fondamento dell'idea di bellezza anche per quanto riguarda il corpo umano e in generale la natura, così come la simmetria, i poligoni regolari, le spirali auree… Insospettabile però è sicuramente la presenza di principi matematici in molti giochi come il calcio, il biliardo, gli scacchi e la pallacanestro.

Recensioni

Questo film d'animazione, nonostante la brevità e l'apparente semplicità, ha ricevuto una nomination all'Oscar nel 1961 come "miglior documentario" ed è diventato uno dei cartoni animati più mostrati nelle scuole. Esso è dunque già molto conosciuto. Perché riproporne qui una recensione? Perché anche molti fra i più giovani docenti che ci leggono possano ricordarsi di averlo visto da piccini e decidere di offrirlo, a loro volta, ai loro ragazzi. E' adatto ai bambini infatti, ma anche ai ragazzi più grandi: è divertente e di facile comprensione, affronta argomenti di notevole importanza. Non sembra avere alcuno scopo didattico, ma sicuramente raggiunge l'obiettivo di far comprendere all'osservatore la bellezza, l'utilità e il divertimento che si celano dietro a questa materia di studio ritenuta ostica da molte persone. Ovvero, per concludere con la citazione di chiusura del film, "La matematica è l'alfabeto con il quale Dio compose l'universo" (Galileo Galilei).