PERSONAGGI DELLA MATEMATICA
Questa è una prima ricerca su personaggi della storia della
Matematica,
svolta in collaborazione con alcuni alunni della classe IV ginnasio sez. B, anno
scolastico 2009/2010.
PAOLO RUFFINI
(a cura di
Andrea Buccelli)
Fu nominato anche presidente della Società Italiana delle Scienze, detta dei Quaranta, fondata nel 1782 da Anton Mario Lorgna.
Quando scoppiò lepidemia del tifo nel 1817, si ammalò
curando i suoi pazienti e, nonostante il parziale recupero, dovette abbandonare
definitivamente la cattedra nel 1819. Morì a Modena il 10 maggio 1822.
Ruffini, noto per la regola e per il teorema aventi il suo nome,
occupa una posizione di rilievo nella storia della matematica per la sua teoria
sullinsolvibilità delle equazioni generali di grado superiore al quarto, con la
quale si chiudeva un periodo di due secoli di ricerche. La sua bozza di dimostrazione
verrà completata dal matematico norvegese N.H. Abel (1802-1829).
La storia di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda. Pitagora nacque nell'isola di Samo nella prima metà del VI secolo a.C. dove fu scolaro di Ferecide e Anassimandro.

Scoperte di Pitagora
Il teorema per cui il filosofo è famoso era già noto agli antichi Babilonesi, ma alcune testimonianze riferiscono che Pitagora ne avrebbe intuito la validità, mentre si deve a lui avere indicato come sostanza primigenia (archè) larmonia determinata dal rapporto tra i numeri e gli accordi musicali.
La dimostrazione classica del teorema di Pitagora completa il primo libro degli Elementi di Euclide, e ne costituisce il filo conduttore. Dato che richiede il postulato delle parallele, esso non vale nelle geometrie non-euclidee e nella geometria neutrale. Nel testo di Euclide la dimostrazione del teorema è immediatamente preceduta dalla dimostrazione della costruibilità dei quadrati. L'esistenza stessa dei quadrati dipende infatti dal postulato delle parallele e viene meno nelle geometrie non euclidee. Questo aspetto del problema è in genere trascurato nella didattica contemporanea, che tende spesso ad assumere come ovvia l'esistenza dei quadrati.
EUCLIDE
Euclide (in greco: ????e?d??; fl. 300 a.C.; ... 283 a.C.) è stato un matematico greco antico, che visse molto probabilmente durante il regno di Tolomeo I (367
a.C. ca. - 283 a.C.). È sic
uramente il
più importante matematico della storia antica, tra i più importanti e riconosciuti di
ogni tempo e luogo. Euclide è noto soprattutto come autore degli Elementi, la più importante opera di geometria dell'antichità; tuttavia di lui si sa pochissimo. Euclide è
menzionato in un brano di Pappo, ma la testimonianza più importante su cui si basa la storiografia
che lo riguarda viene da Proclo, che lo colloca tra i più giovani discepoli d Platone.
Particolarmente significativa è la circostanza che lo accosta a Tolomeo I, perché ci induce a collocarne lattività principale
allinizio del III secolo a.C. e ci fa supporre che Tolomeo lo abbia chiamato ad
operare nella Biblioteca di Alessandria e nellannesso Museo. L'anno e il luogo della sua morte sono ancora sconosciuti.
La scarsità delle informazioni sulla vita di Euclide fece nascere diverse tradizioni più
o meno leggendarie sulla sua identità. In particolare da fonti arabe derivò una credenza
che lo voleva nato a Tyro. Nel Medioevo, e fino al Rinascimento, fu invece confuso con
Euclide di Megara, un matematico vissuto molto tempo prima e di cui si ha notizia perché
menzionato da Platone come seguace di Socrate.
In tempi più recenti fu messa perfino in dubbio leffettiva
esistenza di ununica persona di nome Euclide che abbia scritto tutte le opere a lui
attribuite, ma si pensa ad una sorta di equipe di matematici che lavoravano ad Alessandria
assumendo come pseudonimo il nome di Euclide.
Euclide è citato anche nella Divina Commedia di Dante, Inferno, IV, 142, nel Cerchio Primo del Limbo, tra gli Spiriti Magni.
Euclide, cui venne attribuito lepiteto di st???e??t?? (compositore degli Elementi), formulò la prima rappresentazione organica e completa della geometria nella sua fondamentale opera: gli Elementi, divisa in 13 libri. I primi 4 parlano della planimetria elementare; il 5° ed il 6° delle principali proprietà dei segmenti e dei poligoni relativi alle proporzioni; dal 7° al 10° libro dell'aritmetica dei numeri razionali ed irrazionali; gli ultimi libri della geometria solida.
Secondo alcune fonti, gli Elementi non è tutta opera del solo
Euclide: egli ha raccolto insieme, rielaborandolo e sistemandolo assiomaticamente, lo
scibile matematico disponibile nella sua epoca. La sua opera è stata considerata per
oltre 20 secoli un testo esemplare per chiarezza e rigore espositivo, e può considerarsi
il testo per l'insegnamento della matematica e della precisione argomentativa di maggior
successo della storia, ovvero il testo più letto dopo la Bibbia.
Di questopera non ci sono pervenute copie dirette, ma è stata tramandata grazie
alla prima ricostruzione che ne fece Teone di Alessandria, circa 700 anni dopo Euclide, e alle traduzioni arabe tradotte in
latino solo nel medioevo. Successivamente, sono state ritrovate
altre versioni greche del manoscritto di Teone e una copia greca che probabilmente è
precedente a quella di Teone.
Altre
opere di Euclide
Euclide fu autore di altre opere:
Da lui prendono il nome la geometria euclidea e gli spazi euclidei.
Solo nei 13
libri degli Elementi Euclide enuncia e dimostra ben 465 Proposizioni o Teoremi, senza contare i lemmi e i corollari. A questi vanno aggiunte le Proposizioni contenute in altre opere. I
due teoremi che nei manuali scolastici di geometria vanno sotto il nome di primo e
secondo teorema di Euclide, sono in realtà dei semplici corollari della Proposizione
8 del VI libro, che nel testo originale è così enunciata:
Se in un triangolo rettangolo si conduce la
perpendicolare dallangolo retto alla base, i triangoli così formati saranno simili
al dato, e simili tra loro.
(Traduz. a cura di Maria Teresa Zapelloni nelledizione di Federigo
Enriques, Vol.II, 1930).
Tutta la geometria di Euclide si poggia su cinque postulati che il matematico Playfair (1795) espose nel seguente modo:
Il quinto postulato è meglio conosciuto come postulato
del parallelismo ed è quello che distingue la geometria euclidea dalle altre,
dette non euclidee,
come quella ellittica e quella iperbolica.