Certamen Brixiense, la sfida è tutta in latino.

Hanno tutti la media del nove in latino, ma non mancano i dieci. Sono i novanta studenti delle ultime due classi di quasi tutti i licei del territorio e delle province vicine che ieri hanno partecipato, nella sede del liceo Arici in via Trieste, al «Certamen brixiense», sfida sulla lingua e cultura latina giunta nella nostra città alla decima edizione biennale. La prova consisteva nella traduzione di un brano di prosa o poesia e nella risposta a tre relativi quesiti di carattere storico, linguistico, letterario. Per le quarte gli autori erano Sallustio, il più gettonato, e, con una lunga egloga, Virgilio; per le quinte Tacito e Orazio, entrambi piaciuti.
Brescia è una delle sessanta sedi accreditate dal Miur e il vincitore, selezionato da una giuria presieduta da Fiorenzo Pienazza, parteciperà alle Olimpiadi nazionali. I primi tre riceveranno un premio e un riconoscimento speciale sarà attribuito al migliore studente di uno scientifico. «Il certamen è una delle iniziative che vengono portate avanti per tenere viva l’attenzione su questa disciplina assolutamente formativa ma divenuta a rischio nel nostro sistema scolastico che vede un continuo e generalizzato calo delle iscrizioni al classico. Dietro la gara c’è tutta una preparazione di alto livello che coinvolge gli sfidanti e l’intera classe» afferma il professor Gian Enrico Manzoni, anima dell’associazione che dall’evento prende il nome.
Convinti dell’importanza formativa e della valenza logica dell’insegnamento del latino sono i ragazzi che l’esperienza l’hanno vissuta. «Anche se non si intravede l’utilità immediata e anche se poi non si seguiranno studi conseguenti, il latino ci aiuta a ragionare. Così un po’ tutto il liceo classico, faticoso ma da cui ho avuto molto» è il commento di Edoardo Artesani del Giulio Casiraghi di Cinisello Balsamo.
«Lì c’è la nostra storia, la cultura, la tradizione, da lì viene la nostra lingua. Non si deve ignorare, eppure quanto sia fondamentale lo si scopre solo l’ultimo anno» sostiene Marina Girelli dell’istituto Santa Maria della Neve di Adro. Più scettico appare Giovanni Zaniboni del Gonzaga di Castiglione delle Stiviere: «Lo capirò all’università, specie se sceglierò come penso Lingue, quanto mi abbia giovato studiare così a fondo il latino». In ogni caso i «secchioni» di ieri la loro bravura la mettono pure nella «concorrente» matematica. È normale per Sara Borgogni dello scientifico Marzoli di Palazzolo sull’Oglio. «Trovo il latino molto stimolante, però preferisco matematica» ammette. Come la compagna Federica Bonassi che giudica fattibile la prova sostenuta. Entrambe guardano a Medicina, e pensano che sia comunque giusto avere conosciuto il mondo dei padri.
EMMA ONGARINI del Copernico, altro scientifico, si è fatta trascinare dall’insegnante all’amore verso una disciplina che le sembrava accessoria. «Tornassi indietro sceglierei il classico» dice. Medicina è pure nel suo futuro, come per Lucilla Ghedi dell’Arnaldo cittadino. «È un discorso culturale quello del classico che mi sarà di base nel percorso universitario» dichiara. Vede invece in prospettiva Lettere Federico Macrì del Carducci di Milano, il primo a consegnare. C’erano cinque ore di tempo ma lui è uscito dopo tre ore e mezza, «soddisfatto». Decisissima a preferenze umanistiche è Elisa Saccaro del Fermi di Cantù, «tre anni di Lettere classiche, poi Storia dell’arte», le mie passioni fa sapere.
Magda Biglia

Tratto dal sito web di Bresciaoggi

(http://www.bresciaoggi.it/territori/citt%C3%A0/certamen-brixiense-la-sfida-%C3%A8-tutta-in-latino-1.5470453)

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