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Storia

Archeologia

Giuseppe Tovini

Cesare Arici

Storia del palazzo

L'Arici e gli Alpini

Ex alunni

Statuto

Associazione

Assistenti spirituali

Consiglio direttivo

Convegno 1998

Ex alunni eccellenti

 

 

La lontana origine dell'Istituto "Cesare Arici" risale al 1567, quando i padri Gesuiti aprirono un collegio a Brescia nell'attuale via Cairoli. La scuola fu chiusa per una cinquantina d'anni nel XVII secolo, a seguito dell'interdetto lanciato da papa Paolo V contro la repubblica di Venezia. Il collegio fu poi riaperto e prosperò per più di un secolo, accanto al Santuario delle Grazie, sempre ad opera dei padri Gesuiti, con un afflusso di studenti non solo bresciani, ma provenienti da tutt'Italia e dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Germania e dall'Illiria. Questo periodo di vasta attività formativa durò fino al 1773, quando la Compagnia di Gesù fu soppressa e la scuola chiusa. 

Nel 1842 avvenne una prima riapertura dell'Istituto, ma con sedi diverse, in città e fuori; esso fu chiamato in un primo tempo Collegio Cazzago, poi, dal 1882, assunse la denominazione di Collegio Luzzago, per opera del Tovini che fondò allo scopo la "Società dei padri di famiglia" e ne riaffidò la gestione alla Compagnia di Gesù. 

  

Dal 1885 la sede della scuola fu trasferita in via Trieste, dove tuttora si trova, nel palazzo Martinengo Cesaresco. Ma nel 1890 un decreto governativo, ispirato a risentimenti anticlericali, ordinò una nuova chiusura del Collegio, che però fu di breve durata: due anni.

Infatti nel 1892 l'avv. Giuseppe Tovini, proclamato Beato da papa Giovanni Paolo II nel 1998, sostenne e vinse una dura battaglia legale davanti al Consiglio di Stato, per ottenere la riapertura dell'Istituto; nel 1894 la scuola riaprì i battenti, intitolata al poeta neoclassico bresciano Cesare Arici.

La sua attività dura ininterrotta da allora; I padri Gesuiti hanno retto la scuola fino al 1955, quando nuovi impegni nel settore delle Missioni hanno imposto alla  Compagnia la rinuncia a questa istituzione scolastica... [continua]

Liceo classico

Sec. di I grado

Scuola primaria

Scuola infanzia

 

Storia dell'Istituto

 

Ex alunni:

 

PRESIDENTE
Dott. Nicola Bianco Speroni

 exalunni@istitutoarici.it

           info@istitutoarici.it

 

 

SEGRETERIA:

Claudia Bonifacio

Daniela Pasini

 

tel. 030.42432

cell. 3804385309
fax 030.2400638

 

 info@istitutoarici.it

 segreteria@istitutoarici.it
 

ACCOGLIENZA:

Manuela Filippini


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA  STORIA  DELL'ISTITUTO

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Le origini

La lontana origine dell' Istituto Arici risale al 1567, quando i padri Gesuiti aprirono un collegio a Brescia nell' attuale via Cairoli. La scuola fu chiusa per una cinquantina d' anni nel XVII secolo, a seguito dell' interdetto lanciato da papa Paolo V contro la repubblica di Venezia. Il collegio fu poi riaperto e prosperò per più di un secolo, accanto al Santuario delle Grazie, sempre ad opera dei padri Gesuiti, con un afflusso di studenti non solo bresciani, ma provenienti da tutt' Italia e dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Germania e dall' Illiria. Questo periodo di vasta attività formativa durò fino al 1773, quando la Compagnia di Gesù fu soppressa e la scuola chiusa.

Nel 1842 avvenne una prima riapertura dell' Istituto, ma con sedi diverse, in città e fuori; esso fu chiamato in un primo tempo Collegio Cazzago, poi, dal 1882, assunse la denominazione di Collegio Luzzago, per opera del Tovini che fondò allo scopo la "Società dei padri di famiglia" e ne riaffidò la gestione alla Compagnia di Gesù.

 

Le vicende di fine Ottocento e il passaggio alla diocesi

Dal 1885 la sede della scuola fu trasferita in via Trieste, dove tuttora si trova, nel palazzo Martinengo Cesaresco. Ma nel 1890 un decreto governativo, ispirato a risentimenti anticlericali, ordinò una nuova chiusura del Collegio, che però fu di breve durata: due anni.
Infatti nel 1892 l' avv. Giuseppe Tovini, proclamato Beato da papa Giovanni Paolo II nel 1998, sostenne e vinse una dura battaglia legale davanti al Consiglio di Stato, per ottenere la riapertura dell' Istituto; nel 1894 la scuola riaprì i battenti, intitolata al poeta neoclassico bresciano Cesare Arici.

La sua attività dura ininterrotta da allora; l' Istituto è stato così frequentato da numerosi alunni, che sono in seguito divenuti a Brescia e altrove ottimi professionisti e valenti amministratori comunali e provinciali. All' inizio del secolo, negli anni che vanno dal 1902 al 1914, l' Arici annoverava tra i suoi alunni il giovane Giovanni Battista Montini, poi arcivescovo di Milano e, dal 1963 al 1978, pontefice col nome di Paolo VI. I padri Gesuiti hanno retto la scuola fino al 1955, quando nuovi impegni nel settore delle Missioni hanno imposto alla  Compagnia la rinuncia a questa istituzione scolastica.

 

Dal 1955-56 ad oggi

In quell' anno scolastico è subentrata l' autorità ecclesiastica diocesana, che ne continua il funzionamento e le tradizioni, nel settore della scuola elementare, della media inferiore e del ginnasio-liceo classico. Recentemente l' Istituto ha allargato la sua attività anche alla scuola materna, rilevando la gestione della vicina scuola delle madri Dorotee da Cemmo.
L' Arici condivide con la sede bresciana dell' Università Cattolica una parte del palazzo Martinengo Cesaresco, e collabora con l' Università nel settore dell' orientamento, della formazione, dell' aggiornamento professionale, e attraverso lo scambio di esperienze di alcuni docenti. 
Nel 1964 il Presidente della Repubblica ha concesso all' Istituto Arici la medaglia d' oro per i Benemeriti della scuola, della cultura e dell' arte.

Dal 1998 il Liceo classico dell' Arici si fa promotore del Certamen Brixiense, un concorso biennale di cultura latina per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori di Brescia e della provincia.

 

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Giuseppe Tovini

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Giuseppe Tovini (Cividate Camuno, 1841 - Brescia 1897), fondatore dell’Istituto Cesare Arici, fu una luminosa figura di laico cristiano, impegnato in campo civile e politico, in un periodo della storia italiana permeato di vigoroso laicismo e di intensa ostilità altovini.gif (24494 byte)la tradizione cattolica: egli, con scelte sempre coerenti al messaggio evangelico, seppe riaffermare i valori umani e cristiani, impegnandosi in prima persona, combattendo per ciò in cui credeva e realizzando una serie di opere che ancora oggi restano a testimoniare la lungimiranza del loro fondatore e la forza degli ideali che lo sostenevano.

Nato da modesta e numerosa famiglia, dopo la precoce morte dei genitori, divenne il riferimento e la guida dei fratelli; conseguita la laurea in legge nel 1865, mentre iniziava il cammino professionale, si impegnò concretamente nel nascente movimento cattolico italiano, divenendone ben presto un rappresentante stimato ed autorevole: assunse, pur avendo una famiglia e una professione che lo occupavano moltissimo, anche cariche pubbliche, prima come consigliere provinciale, poi come consigliere comunale, e in queste sedi si adoperò, con particolare senso della realtà e con acuta attenzione ai problemi, per la realizzazione opere di grande utilità sociale, ispirate a una sana laicità e alla convinzione che i cristiani fossero chiamati ad assumersi precise e chiare responsabilità per il bene comune.

L’ampio apostolato sociale a cui si dedicò non gli fece mai trascurare i compiti familiari e la professione nella quale era particolarmente stimato, anche tra i suoi avversari politici tra cui il liberale Zanardelli, per la sua lucidità intellettuale, la dirittura morale e la limpidissima onestà che lo portava a non accettare la cause che non riteneva giuste.

Marito e padre affettuosissimo e, nel contempo, esigente (ebbe 10 figli), comprese ben presto che il tema dell'educazione era fondamentale ed esso divenne il campo specifico della sua attività: "Corsi serali di istruzione", "Biblioteche circolanti", "Circoli di lettura e ricreazione", "Patronato per gli studenti"… sono solo alcune delle tante iniziative che promosse, accanto a quelle che più direttamente miravano a formare i maestri e gli educatori, come l’Editrice "La Scuola".

tovini-figli.jpg (31971 byte)Il problema educativo era, innanzitutto, problema di valori e ideali da comunicare con forza e convinzione in un contesto culturale ostile alla visione cristiana della vita: da qui la sua preoccupazione di avere scuole pienamente rispondenti agli ideali dei cattolici. Nacque così nel 1882 il primo nucleo di quello che poi sarà l’Istituto "Cesare Arici", le cui vicende, soprattutto nei primi anni della sua storia, rivelano la dedizione e la tenacia di Giuseppe Tovini in questo impegno, che egli alimentò sempre con una intensa vita di preghiera e di fede e che sostenne con determinazione e coerenza fino alla morte, sopraggiunta all’età di 56 anni.

Nel 1998, Giovanni Paolo II ha beatificato Giuseppe Tovini indicando nel suo spirito autenticamente cristiano, autonomo e creativo, fedele alla Chiesa, ma deciso nell’occupare il posto che spetta ai laici, nella sua dedizione sincera alla causa cristiana, nella sua passione per l’educazione e la scuola, nella sua competenza professionale e nel suo amore di marito e di padre, le caratteristiche che ne fanno un modello ancora oggi significativo e proponibile ai giovani.

La straordinaria personalità del suo fondatore, attesta che l’Istituto "Cesare Arici" nasce da una genialità che non è propria esclusivamente di chi vi lavora, ma appartiene di fatto alla tradizione cristiana nella forma storica con cui questa ci ha raggiunto.

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Cesare Arici

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Cesare Arici (1782 - 1836) rivelò, fin dalla giovinezza, uno spiccato amore per la poesia ed i classici latini e greci, che coltivò componendo opere di carattere didascalico, mitologico e storico, che lo collocano tra i più dignitosi cultori di questi generi nella sua epoca.
Tra le sue opere si ricordano il poemetto "La coltivazione degli ulivi" e "L’origine delle fonti" accanto a molte traduzioni, tra cui quelle da Virgilio, Bacchilide, Catullo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CRONOLOGIA DEL PALAZZO MARTINENGO CESARESCO
SEDE DELL'ISTITUTO ARICI

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Nel 1557 iniziarono i lavori di ristrutturazione di un precedente fastoso palazzo di Cesare Martinengo, qui ubicato. Il nuovo proprietario dell' immobile, da allargare e rendere più elegante, era il conte Giorgio Martinengo, parente del podestà Domenico Bollani, che nel 1559 sarebbe stato eletto vescovo di Brescia. Il conte Martinengo diede il via ai lavori chiamando l' architetto Ludovico Beretta, molto noto in città per aver sistemata la facciata dei portici dell' Orologio in piazza Loggia e che avrebbe progettato nel 1562 la sistemazione del palazzo vescovile, come ora la vediamo.

Capimastri furono prima Paolo Bonometti, poi soprattutto il figlio Prandino Bonometti, che diresse i lavori fino al 1570 (I fase): durante quegli anni si realizzarono il grande atrio d' ingresso e il salone superiore (ora Aula magna) e l' avancorpo di fabbricato verso il cortile d' onore ( sopra il bar). Nel 1562 era giunto a Brescia, per la sua seconda perizia relativa alla Loggia, Andrea Palladio, che probabilmente elargì alcuni consigli al Beretta per la costruzione dell' atrio, che allora era chiamato la lodia Pallatii (la loggia del palazzo).

La II fase di costruzione si svolge intorno agli anni 1670-1680, con l' erezione dell' ala del palazzo ove ora si trovano la Sala rossa, la Segreteria e, al piano superiore, le otto sale affrescate un secolo dopo (1797-99) dal Manfredini e dal Teosa, dopo la ristrutturazione del 1790-96. Agli inizi dell' 800 lavorò al palazzo anche l' architetto Giovanni Donegani, cui si deve la sistemazione del giardino e della chiusura del lato settentrionale.

Dal 1804 è accertata la presenza del giovane architetto Vincenzo Berenzi, forse più tardi (1838) autore della palazzina che chiudeva a nord il cortile d' onore (ora a portico e, sopra, le aule del Liceo ), solitamente attribuita invece al più celebre Rodolfo Vantini (III fase). Questa elegante palazzina neoclassica venne distrutta da bombardamenti (1944) durante la II guerra mondiale.
Nel 1885 il conte Francesco Martinengo Cesaresco vendeva alla Società di S. Brigida dei Padri di famiglia, che agiva per conto dei Padri gesuiti, l' intero palazzo di allora, destinandolo a uso scolastico.

Prese allora avvio un' articolata IV fase di costruzioni diverse.

Negli anni che vanno dal1886 al 1888 fu innalzata tutta la parte occidentale del fabbricato, quella su via Gabriele Rosa, e dieci anni dopo fu la volta del rustico porticato, ora usato per la pallavolo al coperto. Dato che nel 1902 anche la parte occidentale venne destinata alle aule, i padri Gesuiti che lì avevano le loro stanze si trasferirono nella nuova ala costruita apposta a nord del cortile, dietro la palazzina neoclassica, dove anche oggi si trovano le stanze a uso abitazione.

Nel 1904-5 vennero abbattute alcune casette che chiudevano a est il complesso, e furono così elevati i muri dell' ala orientale, con una grande vano al piano terra (che più tardi sarebbe divenuto quello che ricordiamo come l' ex-cinema Ambra) e una terrazza superore, usata per la ricreazione, con annessa specola, peraltro mai usata. Contemporaneamente il grande atrio nobile di accesso veniva chiuso verso il cortile da vetrate in stile Liberty.

V fase: nel 1951 l' architetto Cabiati procedeva alla ricostruzione della palazzina neoclassica bombardata, che venne realizzata in forme moderne così come oggi si presenta. Il grande vano del lato est a chiusura del cortile veniva destinato al cinema Ambra.

Nel 1962 veniva progettata e realizzata la chiesa, a opera dell' architetto Giacomo Lechi, ex alunno dell' Arici. Nello stesso decennio si realizzavano le palestre sotterranee, dopo aver scavato i resti della domus tardorepubblicana e quelli della domus imperiale.

 

 

 

           La domus e i reperti archeologici dell'Arici

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 L'area sulla quale sorge l'Istituto C. Arici, collocata a Sud- Ovest del Foro, presenta strutture abitative d'età romana di notevole interesse. Gli scavi, condotti negli anni Sessanta del secolo scorso da M. Mirabella Roberti, hanno messo in luce strutture murarie romane (sotto la cappella dell'istituto), un ipocausto (sotto la palestra dell'istituto) e una domus (musealizzata) la cui storia è segnata da differenti fasi edilizie succedutesi nell'arco di almeno due secoli.
La domus, costruita nella seconda metà del I secolo a. C., era divisa in ambienti di cui rimangono i  pavimenti in cocciopesto decorati e i  pavimenti in graniglia bianca.

Nella prima metà del I secolo d.C. la disposizione degli ambienti fu modificata e in uno di essi fu realizzato un bel pavimento musivo con fondo bianco e  treccia policroma. Alla fine del I secolo d.C. (età flavia) risalgono gli affreschi dell'ambiente mosaicato e il soffitto, parzialmente ricostruito, con motivi vegetali su fondo chiaro. In una fase di poco successiva  furono realizzati gli altri affreschi  che decoravano le pareti dell'edificio. Gli affreschi della domus (tuttora parzialmente visibili) costituiscono una significativa testimonianza dello sviluppo della decorazione parietale  in una importante città romana quale era Brixia.

In età severiana (fine del II secolo d. C.) la domus venne distrutta per far posto a un vasto edificio termale che ne utilizzò le macerie per innalzare i piani pavimentali di quasi un metro. Di tale edificio rimangono ben visibili non solo i resti di alcuni muri che separavano la grande aula centrale dai due ambienti laterali, ma anche le soglie con basi di pilastro in marmo Botticino. I mosaici dei piani pavimentali sono stati   rimossi dalla loro sede per poter permettere lo scavo e la lettura delle strutture abitative più antiche ed ora  sono appesi alle pareti.

I reperti  protostorici (frammenti di ceramica etrusco-padana e gallica) venuti alla luce nel corso degli scavi attestano che il luogo era abitato anche in una fase precedente a quella in cui si verificò il processo di romanizzazione del quale rimangono, oltre alle strutture abitative descritte, frammenti di ceramica a vernice nera, di ceramica invetriata, di affreschi, di lucerne e di anfore.
Sono stati ritrovati anche  frammenti di ceramiche medioevali e di maioliche rinascimentali che testimoniano una continuità di insediamenti umani nell'area.

 

Archeologia nella scuola

A seguito dell'adesione al progetto Brixia Tour, promosso dalla delegazione di Brescia del Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI), gli studenti della V ginnasio e della II liceo dell'anno scolastico 2001-2002  hanno partecipato ad attività laboratoriali di archeologia e, durante le Giornate di Primavera del FAI, hanno svolto il ruolo di accompagnatori durante le visite guidate alla domus dell'istituto. Si è così costituito, all'interno della scuola, un team di ragazzi esperti nella romanizzazione del territorio bresciano e dotati delle competenze necessarie per illustrare le strutture romane dell'Istituto.

Di conseguenza, gli studenti potranno fare da guida nel percorso archeologico della domus dell'Arici a chi, eventualmente, ne faccia richiesta.

 

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L'ARICI  E  GLI  ALPINI

 

 

 

 

Il 26 gennaio 2008 si è celebrato il 65° anniversario della battaglia di Nikolajewka, durante la ritirata della campagna di Russia. Brescia è particolarmente legata a questa pagina tragica e dolorosa della guerra, perché molti nostri concittadini vi presero parte e in gran numero vi caddero. Pochi superstiti hanno raccontato i fatti e, in qualche caso, ancora testimoniano quell' evento. Tra questi il caporale degli alpini Angelo Viviani, ex-alunno dell' Arici, che ha avuto l’occasione di raccontare agli studenti gli avvenimenti di quei giorni e che ha anche donato alla scuola alcune sue fotografie scattate durante la campagna di Russia.

Il liceo Arici vanta molti legami con le persone e le vicende degli alpini bresciani. Per questo motivo da anni la nostra scuola collabora con l' ANA (Associazione Nazionale Alpini) di Brescia nell' organizzare la commemorazione dei fatti storici legati alla presenza degli alpini in Russia, durante la tragica campagna militare che si concluse con la ritirata dal Don e la battaglia di Nikolajewka.


L'Arici ha ospitato la rievocazione, fatta direttamente agli studenti dai testimoni di quegli avvenimenti, già in occasione del 50° anniversario di Nikolajewka (nel 1993), poi nel 55°, infine in occasione della grande Adunata nazionale degli alpini, tenutasi a Brescia nel maggio del 2000 e in occasione del 60°, celebrato nel gennaio 2003.

 

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Associazione Ex alunni

 

INTRODUZIONE

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   Il 21 Dicembre 1954 giunse a Mons. Tredici, Vescovo di Brescia, una lettera dal Vaticano di Mons. Giovanni Battista Montini, che riferiva un colloquio avuto con il Provinciale della Compagnia di Gesù, Padre Delle Nogare. Questi confermava la decisione dei Gesuiti di lasciare la direzione e l’amministrazione del Collegio Arici e la disponibilità a conferire la titolarità alla diocesi. Mons. Montini così proseguiva: “Vostra Eccellenza potrà giudicare. Ma se così fosse davvero, mi permetto aggiungere che anch’io penso possa essere soluzione migliore che il Vescovo stesso assuma la proprietà del Collegio e possibilmente anche la direzione e amministrazione con sacerdoti e laici della propria diocesi. Sarà un peso grave all’inizio; ma sarà un vantaggio grande, sotto ogni aspetto, in seguito”. Fu così che la felice intuizione del fondatore, il Beato Giuseppe Tovini, venne salvata e vorrei dire rilanciata nell’ottica di un più diretto impegno nel campo educativo della diocesi bresciana e in particolare nella sua componente laicale. Ispirazione che trovò conferma ufficiale nei successivi documenti del Concilio Vaticano II. Molti giovani da allora sono passati nelle aule dell’Istituto Arici e si sono distinti e affermati in ogni campo e in ogni disciplina che si offra all’umano ingegno. La storia ha avuto certamente regione di ogni critica e di ogni accusa formulate contro i cattolici all’indomani della sofferta unità nazionale. I giovani cattolici formatisi all’Arici, come desiderato dal Beato Tovini, hanno dimostrato nei fatti: la correttezza personale, la competenza professionale e la disponibilità per l’impegno sociale e politico. Hanno contribuito in modo determinante alla costruzione, alla difesa e alla ricostruzione della nostra società moderna e della nostra Italia. Il progresso della coscienza democratica, alla cui base sta il principio di sussidiarietà, spero porti a riconoscere, finalmente, anche il diritto delle scuole libere a venire sovvenzionate. Il Governo ha proposto alle Camere, nei mesi scorsi, un testo relativo al riconoscimento del servizio pubblico svolto nella scuola anche da realtà non statali. E’ questo un salto di civiltà: in tutta Europa si è ormai realizzato un sistema pubblico dell’istruzione, costituito da soggetti statali (Comuni, Regioni, Associazioni, Enti non a scopo di lucro). Solo Italia e Grecia ritengono ancora che sia pubblico solo ciò che è statale: il carattere di pubblico è invece da considerarsi in riferimento ai destinatari dei servizi, alla qualità dell’offerta, ai criteri di fondo, al rispetto dei valori costituzionali. Inoltre la presenza di scuola statale e non statale, in regime di parità, contribuisce a crescere la qualità della scuola in genere, grazie al pluralismo di proposte. Non si tratta, pertanto, di difendere le “scuole private”, ma di sostenere istituzioni che, senza scopo di lucro, svolgono da tempo un prezioso servizio al Paese (si tratta del 50% delle scuole materne e del 10% degli altri ordini di scuola). L’investimento nella formazione è stato e sarà sempre la migliore garanzia per un futuro civile del nostro Paese.

Nicola Bianco Speroni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STATUTO  DELL'ASSOCIAZIONE

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Titolo I

Finalità dell’Associazione

 

Art.1 Scopo dell’Associazione

L'Associazione ex alunni Istituto Cesare Arici ha lo scopo di favorire l’incontro tra coloro che sono stati alunni dell’Istituto Cesare Arici. Essa ha finalità di carattere spirituale, culturale e sociale non in contrasto con gli indirizzi dell’Istituto stesso.

 

Art.2 Continuità Educativa

L’Associazione si configura come l’attuazione da parte dell’Istituto Cesare Arici di quella continuità formativa definita educazione permanente e ricorrente.

 

Art.3  Attività dell'Associazione

L’Associazione si struttura giuridicamente secondo gli organi e le procedure previsti e regolati dal Titolo II: le attività e le iniziative promosse possono essere le più varie, purché in sintonia valoriale con le scelte dell’Istituto Arici e deliberate dagli organi competenti dell’Associazione stessa.

 

 

Titolo II

Struttura e organizzazione

 

Art.4 Sede

L’Associazione ha sede in Brescia presso l’Istituto Cesare Arici.

 

Art.5  Membri

 Possono essere membri dell’Associazione coloro che sono stati alunni dell’Istituto Cesare Arici per almeno tre anni nel Liceo-Ginnasio, nel periodo della gestione diocesana dell’Istituto stesso.
L’iscrizione è automatica con il versamento della quota associativa annuale, ove non vi sia parere contrario del Consiglio Direttivo per gravi motivi.

Il versamento della quota deve avvenire tra il 1 ottobre e il 31 dicembre di ogni anno associativo.

Il Consiglio Direttivo può deliberare l’esclusione di un membro dell’associazione per gravi motivi.

I fondatori della Associazione sono membri di diritto della stessa, a cui pure concorrono con il versamento della quota associativa annuale.

Altre persone che per motivi di particolare valore volessero far parte della Associazione, possono divenirne membri a seguito di accoglimento di domanda scritta da parte del Consiglio Direttivo.

Il Consiglio Direttivo può attribuire altresì la qualifica di membro onorario della Associazione a persone meritevoli che siano legate all’Istituto Cesare Arici o abbiano operato per esso.

 

Art.6  Organi

Sono organi dell’Associazione:

-          l’Assemblea;

-          il Consiglio Direttivo;

-          il Presidente;

-          il Segretario;

-          il Presidente onorario;

-          l’Assistente ecclesiastico.   

 

Art.7  Assemblea

 L’Assemblea è formata da tutti i membri dell’Associazione.
E’ convocata dal Presidente almeno una volta l’anno.
La convocazione può essere richiesta altresì da quattro membri del Consiglio Direttivo con diritto di voto, o da un terzo degli associati.

Nella convocazione e nella richiesta di convocazione devono essere indicati gli argomenti da porre all’ordine del giorno. La convocazione è fatta con avviso scritto agli associati.

Le sedute dell’Assemblea sono presiedute dal Presidente. In caso di sua assenza sono presiedute dal membro del Consiglio direttivo da lui delegato a sostituirlo o, in mancanza, dal membro del Consiglio  più anziano presente alla riunione.
Nessun provvedimento può considerarsi approvato se non ha ottenuto un numero di voti pari alla maggioranza dei membri presenti.

 

Art.8  Compiti dell'Assemblea

 L’Assemblea:

-          approva gli indirizzi dell’attività dell’Associazione;

-          elegge il Consiglio Direttivo secondo quanto previsto dall’art. 9;

-          approva ogni anno il conto consuntivo della gestione;

-          revoca il mandato al Consiglio Direttivo in presenza di gravi inadempienze nella gestione dell’Associazione con il voto di almeno la metà degli associati.

 

Art.9  Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo (Consiglio) è composto da otto membri dell’Associazione.
E’ eletto dalla Assemblea, a scrutinio segreto, con la possibilità per ogni votante di esprimere quattro preferenze.

Sono proclamati eletti gli associati che hanno raccolto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede con sorteggio tra i membri che hanno avuto lo stesso numero di voti.

Sono voti validi quelli espressi senza segni di riconoscimento.

Le operazioni di scrutinio dei voti e di proclamazione degli eletti sono fatte da tre associati nominati di comune accordo dal Presidente uscente e dal Presidente onorario della Associazione.

Dura in carica per tre anni associativi, salvo quanto sub art. 8 ultima parte.

Le decisioni del Consiglio sono prese a maggioranza dei membri consiglieri partecipanti alla seduta del Consiglio. In caso di parità di voti il voto del Presidente vale doppio.

Le sedute del Consiglio sono presiedute dal Presidente. In caso di assenza o di impedimento del Presidente si applica il disposto dell’art. 7 comma 6.

Per la validità delle sedute del Consiglio è necessaria la presenza di almeno quattro consiglieri con diritto di voto.

Il Consiglio è convocato dal Presidente almeno quattro volte l’anno.

La convocazione oltre che per determinazione del Presidente può essere chiesta da tre consiglieri. Tale richiesta deve indicare i motivi della stessa.
La prima convocazione dopo le elezioni è fatta dal Presidente uscente se rieletto, altrimenti dal più anziano dei consiglieri rieletti, o, in caso di assenza di consiglieri rieletti, dal consigliere più anziano.
I membri del Consiglio decadono dalla carica per dimissioni e per assenza ingiustificata a tre sedute consecutive del Consiglio. La decadenza è deliberata dal Consiglio stesso. Il consigliere decaduto è surrogato dal primo dei non eletti.
In caso di insanabili spaccature all’interno del Consiglio con conseguente impossibilità del Consiglio di svolgere le proprie funzioni, il Presidente rimette il mandato del Consiglio alla Assemblea convocandola per le nuove elezioni.

 

Art.10  Compiti del Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo:

-      cura l’attuazione degli indirizzi deliberati dalla assemblea;

-      organizza l’attività e la vita associativa ordinaria;

-      predispone ogni anno il conto consuntivo da sottoporre alla Assemblea;

-      cura la redazione di un bollettino della Associazione con periodicità almeno annuale;

-  adotta in caso di urgenza ogni iniziativa, anche straordinaria, che reputa opportuna per l’attuazione dei fini associativi, riferendone poi all’Assemblea.

 

Art.11  Presidente

Il Presidente è eletto dal Consiglio Direttivo, nel suo seno, a scrutinio segreto.
E’ eletto presidente chi riporta il maggior numero di voti.

Nel caso più consiglieri riportino lo stesso numero di preferenze, risultando parimenti i più preferenziati, si procede ad una successiva votazione a scrutinio segreto considerando eleggibili solo tali consiglieri, che perdono in tale scrutinio il diritto di voto. Si continua in questo modo ad oltranza finché un consigliere non risulti da solo più preferenziato degli altri.

Dura in carica tre anni.

Il suo mandato può essere revocato con deliberazione del Consiglio approvata da almeno cinque consiglieri.

Nel caso di dimissioni del Presidente o di revoca del suo mandato, il Consiglio elegge un altro Presidente che rimane in carica fino al termine del mandato del Consiglio.

 

Art.12  Compiti del Presidente

Il Presidente:

-       rappresenta l’Associazione in tutti i rapporti interni ed esterni;

-      provvede all’osservanza e all’esecuzione dello Statuto e delle deliberazioni dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo;

-       convoca l’Assemblea e il Consiglio Direttivo che presiede.

 

Art.13  Segretario

Il Segretario è eletto dal Consiglio Direttivo nel suo seno con le stesse modalità indicate nell’art. 11 per l’elezione del Presidente.
Per la durata del suo mandato, la revoca dello stesso e le sue dimissioni, si applicano le regole dettate all’art. 11 per il Presidente.

 

Art.14  Compiti del Segretario

Il Segretario cura l’attività amministrativa dell’Associazione e firma con il Presidente i verbali delle sedute della Assemblea e del Consiglio Direttivo.

 

Art.15  Presidente onorario

Il Presidente onorario è di diritto il Rettore pro tempore dell’Istituto Cesare Arici.
Ha diritto di partecipare alle sedute dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo, senza avere il diritto di voto.

 

Art.16  Assistente Ecclesiastico

Il Consiglio Direttivo, sentito il Presidente onorario, invita un sacerdote dell’Istituto Cesare Arici a svolgere le funzioni di Assistente Ecclesiastico dell’Associazione.
L’Assistente Ecclesiastico partecipa alle riunioni della Assemblea e del Consiglio Direttivo, senza avere diritto di voto.

 

Art.17  Fondi dell'Associazione

Per il raggiungimento delle finalità dell’Associazione, il Consiglio Direttivo delibera la quota associativa annuale.
Eventuali altre entrate incrementano i fondi dell’Associazione.

Per la gestione dei fondi il Presidente può avvalersi di un Tesoriere, da lui nominato tra i membri del Consiglio Direttivo.

 

Art.18  Modifiche allo Statuto

Per modificare lo Statuto è necessaria una proposta scritta presentata, con la sottoscrizione di almeno otto associati, al Consiglio Direttivo. Tale proposta è comunicata a cura del consiglio a tutti gli associati nel termine di sessanta giorni. Tale comunicazione conterrà anche la convocazione della Assemblea per la delibera sulla proposta modifica, Assemblea che dovrà tenersi almeno trenta giorni dopo l’invio della comunicazione con la convocazione. La proposta è approvata se riporta il voto favorevole di almeno due terzi dei partecipanti alla Assemblea.

 

Art.19  Scioglimento dell'Associazione

Per lo scioglimento della Associazione si procede con le procedure previste dall’art. 18 per le modifiche statutarie. La richiesta scritta dovrà però essere firmata dalla maggioranza degli associati e l’Assemblea delibera all’unanimità.
Eventuali fondi disponibili sono devoluti al Presidente onorario perché li devolva in beneficenza.

 

 

 

 

 

 

 

CRONISTORIA  1882 - 1956

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Anno 1882 Nasce l’Associazione dei padri di famiglia, promossa dall’avvocato Giuseppe Tovini, con capitale di L. 12.000, per erigere una scuola privata di ispirazione cristiana, con sede in Via Sala (attuale Via Malvezzi)

Autunno 1882 Istituzione di un esternato per la sola Suola Elementare, in aule affittate al civico n. 2556 di Via Marsala e con denominazione: “Istituto Ven. Alessandro Luzzago”

Anno 1883 Alla Scuola Elementare si aggiungono due classi ginnasiali.

Anno 1884 11 Novembre Acquisto del Palazzo Martinengo Cesaresco, in Via Santa Brigida (attuale Via Trieste) e trasferimento in esso dell’Istituto “Ven. A. Luzzago”, con proposito di aprirvi anche il convitto.

Anno 1886 Acquisto di proprietà coerenti al Palazzo Martinengo (Lombardi, Tanfoglio, Avogadro e annessa chiesetta di S. Marco) con ricorso a mutui finanziari onerosi e preoccupanti.

Fino al 1888 Sviluppo dell’attività scolastica con l’aggiunta di sempre nuove classi.

Estate 1888 I settari locali sollecitano un sopralluogo all’Istituto da parte del Ministero della P.I.. L’ispezione viene affidata ai Provveditori di Brescia, Ferrara, Siena e viene condotta minuziosamente. Non sono state riscontrate irregolarità. Ciononostante un decreto ministeriale viene comunicato dal Prefetto di Brescia alla Direzione. Con esso, approvando le conclusioni del Consiglio Provinciale Scolastico, si dichiara decaduto il Rettore, P. Luigi Zanoni S. J., dalla facoltà di tenere aperto l’Istituto. Ragione: l’Istituto non appartiene al Direttore ma “ad una associazione di persone a ciò non legalmente autorizzate”. Sdegno dell’opinione pubblica contro l’arbitrio anticlericale.

15 Settembre 1888 Apre gli sportelli in Via S. Brigida (attuale Via Trieste) nel Palazzo Martinengo Cesaresco, la Banca S. Paolo, per sostenere le istituzioni cattoliche e in particolare quelle della ricristianizzazione della scuola. Lo statuto venne in prima bozza steso dal Dr. Giorgio Montini e rielaborato dall’Avv. Giuseppe Tovini, già esperto per aver promosso la fondazione della Banca della Vallecamonica, avvenuta nel 1872.

8 ottobre 1888 Fondazione di una Società anonima che prende nome dal poeta bresciano “Cesare Arici”. Questa procede subito all’istituzione di un Patronato per gli studenti della Scuola Pubblica che viene affidata ai Padri Filippini della Pace. L’attività vi viene iniziata il 9 novembre 1889.

21 Giugno 1889 Il Provveditore respinge la domanda di apertura di un nuovo Istituto, inoltrata dalla società “C. Arici”. Poco tempo dopo respinge anche il ricorso immediatamente presentato.

Anno 1890 Ricorso della predetta Società al Ministero della P.I. e risposta negativa dello stesso in data 18 ottobre.

Anni 1891 – 1892 Il Tovini promuove azione legale contro il Ministero della P.I. e contro il Prefetto di Brescia. Il Tribunale trasmette la causa alla Corte di Cassazione di Roma. Il 18 Marzo 1892 questa si dichiara incompetente.

Febbraio 1893 Pellegrinaggio a Roma del Tovini con il Vescovo. Parole di Leone XIII al Tovini di compiacimento e di raccomandazione.

24 Marzo 1893 Azione decisa del Consiglio Comunale di Brescia per impedire l’apertura del Collegio dei Gesuiti e replica, in una tornata del Consiglio, da parte del Consigliere Avv. Tovini, eletto per la prima volta il 9 luglio 1882.

29 Luglio 1893 Il Ministero conferma il divieto di apertura del collegio, richiesta dalla Società “C. Arici”. Appello di Tovini alla IV Sezione del Consiglio di Stato.

Anno 1894 Il 31 Marzo il Consiglio di Stato accoglie il ricorso. Vengono annullati: il D.M. 29 luglio 1893 e le disposizioni del Provveditorato di Brescia.

Ottobre 1894 Riapertura del Collegio, che prende nome dal poeta bresciano “Cesare Arici”, Rettore P. Ermenegildo Baccolo S. J.

26 Marzo 1895 Istituzione della Società del Palazzo di S. Brigida, con capitale di L. 200.000 per l’amministrazione del Collegio. Lo statuto venne steso dall’Avv. Tovini.

Anno 1896 Inizio del convitto per studenti della Scuola Pubblica, affidato al Sac. Faustino Bartoli come direttore, divenuto poi pensionato scolastico.

Anno 1903 Novembre, Iscrizione alla classe I dello scolaro Giovanni Battista Montini, figlio del Dr. Giorgio e di Giuditta Alghisi. L’iscrizione si rinnova annualmente fino al 1915, compiendovi Egli l’intero corso di studi, elementare, ginnasiale e liceale.

Anno scolastico 1915 – 1916 Gli interni passano a villa S. Michelino di Parma, poiché il Palazzo di Via Trieste , requisito dall’Esercito , diviene Ospedale militare. Gli esterni frequentano le Scuole in Via Martinengo da Barco, nella casa acquistata dalle sorelle Girelli per le Figlie di S. Angela.

Anno 1917 Caporetto e dispersione degli interni (per la forzata chiusura di San Michelino), tra Torino, Strada, Mondragone e S. Ilario di Braganza.

Anno scolastico 1918 – 1919 Continua la frequenza in Via Martinengo da Barco.

Anno scolastico 1919 – 1920 Ritorno alla sede di Via Trieste 17. Riprende la vita e l’efficienza del Collegio “C. Arici”.

4 Giugno 1929 Il Collegio Arici riesce a ottenere la parificazione.

Anno 1933 Il Giovedì Santo il Santo Padre Pio XI riceve in particolare udienza i Superiori e alunni del Collegio “. Arici”, celebrandosi l’anno cinquantesimo della fondazione.

Anno 1944 Furiosi bombardamenti demoliscono e devastano buona parte dello stabile di Via Trieste. Le scuole tuttavia continuano come possono, ospitate, per gli interni particolarmente, presso l’oratorio maschile di Bagnolo Mella.

Anno 1950 Riparazione dei danni subiti dallo stabile e ricostruzione della Palazzina.

Anno 1954 La Compagnia di Gesù rende di pubblica ragione il proposito di abbandonare il Collegio per avviare i Padri alle Missioni dell’America Latina (Brasile).

Anno 1955 Marzo Il Vescovo di Brescia assume la gestione del Collegio “Cesare Arici”. La proprietà viene attribuita in parte all’Opera Pia Nob. A. Cazzago e in parte alla Fondazione “Alma Tovini Domus”.

Anno 1956 Gli ultimi 5 padri Gesuiti lasciano l’Istituto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI  ASSISTENTI  SPIRITUALI

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Don Francesco Togno      1983-1991

Nato il 1. 1. 1938 a Sarezzo, fu ordinato sacerdote il 20. 6. 1964 a Brescia. Vicario coop. a  Chiesanuova dal 1964 al 1967; Parroco di Nadro dal 1967 al 1973; segretario del Segretariato comunicazioni sociali dal 1981 al 1989; Vice-Rettore dell’Istituto Arici dal 1973 al 1991; Vicario parr. Festivo a Roncadelle dal 1991 al 1994. E’ responsabile del Servizio Assistenza sale della comunità dal 1984; Direttore della casa Leone XIII dell’ODAL dal 1993; Vicario parr. festivo alla Parrocchia del Beato Luigi Palazzolo dal 1994.

 

Don GianPietro Prandelli      1991-1995

Nato l’ 11. 6. 1948 a Lumezzane, fu ordinato sacerdote il 15. 6. 1974 a Brescia. Si è laureato in Pedagogia il 5. 4. 1990 presso l’Università Cattolica di Brescia. Vicario coop. a S. Alessandro dal 1974 al 1984; Vicario parr. a Polaveno e Gombio dal 1987 al 1995, fu Vice-Rettore dell’Istituto Arici dal 1978 al 1995. E’ Assistente dell’Ass. Italiana Maestri Cattolici e dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi dal 1993, segretario del Segretariato Scuola dal 1995.

 

 

Don Tino Decca      1991-2003

Nato il 3. 11. 1963 a Manerbio, fu ordinato sacerdote il 13. 6. 1987 a Brescia. Licenziato in Sacra Teologia. Vicario parr. presso la parrocchia della SS. Trinità dal 1987 al 1995, è Vice-Rettore dell’Istituto Arici e assistente zonale dell’AGESCI dal 1995.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO  DIRETTIVO

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1983-1986

 Presidente Onorario: Mons. Giuseppe Cavalleri

Presidente: Sig. Valentino Furri

Segretario: Sig. Piero Albini

Consiglieri:

Prof. Liliana Belotti, Avv. Pierpaolo Camadini, Sig. Raffaella Caruso,

Don Dino Osio, Prof. Adriana Pozzi, Ing. Mario Regazzoli

Assistente Ecclesiastico: Don Francesco Togno

 

 

 1986-1989

 Presidente Onorario: Mons. Giuseppe Cavalleri

Presidente: Sig. Raffaella Caruso

Segretario: Ing. Mario Regazzoli

Tesoriere: Sig. Piero Albini

Consiglieri:

Dott. Francesca Bazoli, Don Dino Osio, Sig. Valentino Furri,

Prof. Adriana Pozzi, Dott. Paola Tanzi

Assistente Ecclesiastico: Don Francesco Togno

 

 

 1989-1992

 Presidente Onorario: Mons. Dino Osio

Presidente: Ing. Marco Molinari

Segretario: Dott. Nicola Bianco Speroni

Tesoriere: Ing. Mario Regazzoli

Consiglieri:

Sig. Piero Albini, Sig. Valentino Furri, Dott. Camilla Paolucci,

Ing. Paolo Chiari, Dott.Alessandra Bonicelli.

Assistente Ecclesiastico: Don Francesco Togno

 

 

1992-1995

 

Presidente Onorario: Mons. Dino Osio

Presidente: Ing. Marco Molinari

Segretario:Dott. Nicola Bianco Speroni

Tesoriere: Dott. Antonella Vairano

Consiglieri:

Dott. Camilla Paolucci, Sig. Valentino Furri,

 Avv. Fabio Negrini, Dott. Alessandra Bonicelli

Assistente Ecclesiastico: Don Gianpietro Prandelli

 

 

1995-1998

 Presidente Onorario: Mons. Dino Osio

Presidente: Avv. Fabio Negrini

Segretario: Dott. Alessandra Bonicelli

Tesoriere: Dott. Paolo Peserico

Consiglieri:

Avv. Andrea Aletto, Dott. Nicola Bianco Speroni

Assistente Ecclesiastico: Don Gianpietro Prandelli

 

 

1998-2001

 

Presidente Onorario: Mons. Lucio Cuneo

Presidente: Dott. Nicola Bianco Speroni

Segretari: Sig. Raniero Serana e Sig. Beatrice Tita

Tesoriere: Sig. Andrea Giacomini

Consiglieri:

Sig. Alessandro Morandi, Sig. Davide Schiffer, Sig. Alessandro Peroni,

 Sig. Andrea Peserico, Sig. Bartolomeo Rampinelli Rota

Assistente Ecclesiastico: Don Tino Decca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"AUTONOMIA  E  PARITA'   SCOLASTICA,
PROSPETTIVE  PER  LA  SCUOLA  CATTOLICA"

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AULA MAGNA ISTITUTO ARICI
7  NOVEMBRE  1998

 

Intervento di saluto del Presidente dell’Associazione ex alunni dell’Istituto Arici

Dott. Nicola Bianco Speroni

 

 

E’ per me un onore particolarmente gradito porgere questa mattina a nome dell’Associazione degli ex alunni dell’Istituto Arici e a nome dell’Associazione degli ex alunni dei PP Gesuiti G. Tovini il più vivo ringraziamento a Mons. Lucio Cuneo, Rettore dell’Istituto Arici che tanto gentilmente ci ospita e a Sua Eccellenza Mons. Vescovo che ha voluto confermare il valore di questo nostro incontro con la sua presenza gradita e preziosa.
Rivolgo, quindi, un caloroso benvenuto al Prof. Giuseppe Dalla Torre, Rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta, e Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, che siamo felici di incontrare personalmente poiché conosciamo dalla letteratura specializzata l’altissimo livello scientifico della sua competenza giuridica.

 A Mons. Vincenzo Zani, Direttore dell’Ufficio Nazionale Educazione, Scuola, Università della Conferenza Episcopale Italiana, che ricordo come mio illustre professore presso l’Istituto Arici e che sappiamo impegnato in prima linea a Roma sul fronte della riforma della scuola.

Il Prof. Giorgio Chiosso, come è stato preannunciato, ha comunicato l’impossibilità di giungere oggi tra noi per la necessità di rappresentare l’Università di Torino a Roma in un incontro ad alto livello convocato improvvisamente; mi ha assicurato, però, che ci farà pervenire il suo intervento, cosa che ci stimola a raccoglierlo con quello degli altri relatori presenti così da poterlo fornire in seguito a tutti gli interessati.

Rivolgo ancora un caloroso benvenuto al Dott. Luigi Morgano, Presidente della Federazione Italiana Scuole Materne, ben conosciuto dai bresciani e non solo, per l’impegno costante dedicato al mondo della scuola e alle sue molteplici problematiche, al quale abbiamo chiesto di coordinare gli interventi della mattinata, e che pubblicamente ringrazio.

Tengo inoltre a sottolineare che questo convegno promosso dagli ex alunni dell’Istituto Arici, i più maturi e i più giovani, ha ottenuto la gradita adesione di tutte le più importanti associazioni cattoliche che gravitano attorno al mondo della scuola, e questo mi sembra rappresenti la migliore testimonianza dell’effettiva volontà di intervenire compatti nel dibattito sulla riforma della scuola, che è prima culturale e poi politico. Voglio ricordare, dunque:

COMUNITA’ E SCUOLA;  FIDAE;   CONFAP;  ASM;  AIMC;  UCIIM;  DIESSE;  AGE;  AGESC;  AESM;  COMPAGNIA DELLE OPERE.

Concludo i ringraziamenti ricordando coloro che ci hanno consentito di realizzare questo convegno: Don Pietro Prandelli, Segretario dell’Ufficio Scuola della Diocesi di Brescia, che ha coordinato con la sua proverbiale pazienza e volontà tutti i contatti intercorsi nella fase preparatoria e la Banca San Paolo di Brescia per il prezioso sostegno finanziario.

 

In questo anno in cui Brescia ricorda “l’antico alunno” dell’Istituto Arici Papa Paolo VI, nell’anno centenario della sua nascita, e celebra la beatificazione di Giuseppe Tovini, fondatore ripetutamente contrastato dell’Istituto Arici, ci è parso doveroso recuperare il messaggio che la loro testimonianza di vita ci offre per affrontare le presenti difficoltà che la scuola e in particolare la scuola cattolica vive. La beatificazione dell’Avv. Tovini costituisce, in particolare per noi che abbiamo goduto direttamente dei frutti della sua opera, uno stimolo a un impegno ancor più grande in un momento storico in cui la frammentazione della cultura e la varietà dei messaggi veicolati in particolare dai mass media rendono sempre più difficile alla scuola e alla scuola cattolica assolvere al suo compito educativo nella costruzione di personalità sane, motivate, ricche di interiorità e capaci di comunione. La scuola cattolica, infatti, si impegna nell’evangelizzazione della cultura perché non si limita a comunicare agli alunni i dati oggettivi delle varie discipline, ma li accompagna con la formazione della coscienza a saper valutare e discernere il vero, il giusto, il bello, il buono delle cose, delle azioni e della storia in generale, li educa ad essere liberi da schemi ideologici precostituiti, aperti alla ricerca appassionata della verità, disponibili all’incontro e al dialogo con tutti così da valorizzare il pluralismo proprio della nostra società. La cultura laicista da sempre teorizza l’idea di una scuola “neutra”, in nome della quale solo lo Stato è titolato a gestire istituzioni scolastiche; ma il monopolio della scuola da parte dello Stato non può essere accettato, poiché è contrario alla civiltà giuridica e ai principi stessi della democrazia, per i quali lo Stato è chiamato a garantire e promuovere le istituzioni educative, ma non ad assumerne necessariamente la gestione diretta. E’ ancora necessario, credo, per contrastare questo atteggiamento, impegnarsi affinché la scuola cattolica sia maggiormente conosciuta, valorizzata e sostenuta nelle sue difficoltà sia nell’ambito della società civile, in quanto scuola di tutti e per tutti, sia nell’ambito dei progetti pastorali di evangelizzazione della Chiesa locale. E’ triste osservare come il progetto ministeriale di parità scolastica pare procedere unicamente perché sospinto dal ricatto politico minacciato al Governo e non per la stima che la scuola cattolica si è guadagnata in tanti cittadini italiani, o per il riconoscimento effettivo alla famiglia del diritto di decidere come educare i figli, o per una corretta interpretazione degli artt. 2, 33 e 34 della Costituzione, o, se non altro, per l’accoglimento della Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 Marzo 1984 che porterebbe anche l’Italia al livello di civiltà scolastica degli altri paesi dell’Europa. Il nostro impegno per la scuola cattolica, o come direbbe il Beato Tovini, per la causa dell’educazione cristiana, è determinato dalla convinzione che la scuola cattolica è chiamata a dare il proprio contributo allo sviluppo ed alla crescita di cittadini capaci di servire il bene comune; dalla convinzione che la scuola cattolica non è la scuola dei cattolici o per i cattolici ma una scuola per tutti e dunque, pluralista e democratica che intende contribuire, con uno specifico progetto educativo e culturale, all’istruzione della nuove generazioni, in stretta complementarità e sinergia con tutte le altre scuole e le forze culturali e sociali del nostro Paese.

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