Sito Archeologico

GLI SCAVI

Durante i lavori per la costruzione della palestra e della cappella dell’Istituto, avvenuti negli anni Sessanta del Novecento, sono stati ritrovati importanti resti di edifici di epoca romana che ci hanno restituito mosaici e affreschi di pregevole fattura. Attraverso un lungo scavo archeologico si è giunti a ricavare gli ambienti attualmente visitabili.
A seguito della rimozione degli strati di terra sovrastanti, si è arrivati agli strati appartenenti all’epoca romana, comprendenti i resti di importanti strutture, vale a dire una domus del I secolo a.C. e un complesso termale del III secolo d.C., oggi teatro di numerose iniziative culturali e formative che coinvolgono direttamente gli alunni del nostro Istituto e sono rivolte alle scuole del territorio e a tutta la popolazione.

I RESTI DELLE TERME

Nel mondo romano, le terme erano tra i luoghi pubblici più frequentati. Si trattava di grandi centri polifunzionali pensati principalmente per rispondere alle esigenze dell’igiene personale, ma anche come luoghi di ritrovo e di mondanità, dove fare esercizio fisico e concludere affari. Nelle terme pubbliche, oltre alle stanze con le vasche, vi erano infatti palestre e spogliatoi, giardini e cortili, sale per conferenze e letture, latrine e ambienti destinati alla cura del corpo.
Gli archeologi che hanno lavorato a lungo nel sito dell’Istituto Arici sono arrivati a individuare nelle terme la presenza di un calidarium, ambiente destinato ai bagni caldi, al quale appartengono i pilastrini cilindrici di laterizio che rialzavano il pavimento in modo da permettere all’aria calda, alimentata dai forni, di circolare e di riscaldare la sala termale sovrastante. Tale sistema di riscaldamento, detto a ipocausto, era utilizzato dai Romani anche nelle dimore private per riscaldare alcune stanze. L’ipocausto del calidarium non è visibile perché è stato coperto dalla costruzione della palestra del nostro Istituto, ma nel sito attualmente visitabile sono esposti i pilastrini cilindrici di laterizio.
Altri ambienti appartenenti alle terme, invece, sono ben conservati e visibili: prima di tutto vi era un grande portico, di cui è conservata la base di un pilastro in marmo di Botticino. Inoltre vi erano un’ampia aula centrale e due vani laterali che presentavano pavimentazioni a mosaico.
All’interno del sito è possibile ammirare un pavimento molto pregiato, originariamente collocato nell’aula centrale delle terme, composto da lastre di marmo tagliate in forma di esagoni neri e di triangoli bianchi. Appesi alle pareti, invece, si possono vedere una serie di pannelli sui quali sono stati ricostruiti i mosaici appartenenti sia all’aula centrale, sia ai due vani laterali dell’edificio termale. Su tali mosaici sono rappresentate forme geometriche di vario genere, ma anche motivi di tipo figurato, come un vaso contornato da germogli o virgulti vegetali.
Questi mosaici sono stati appesi alle pareti perché gli archeologi hanno rimosso lo strato appartenente alla pavimentazione delle terme per riportare alla luce i preziosi resti sottostanti, vale a dire quelli di una splendida domus patrizia.

I RESTI DELLA DOMUS

I resti della domus patrizia rappresentano lo strato più antico attualmente visibile all’interno del sito archeologico ariciano. Questa importante abitazione risale alla metà del I secolo a.C., anche se ha subito modifiche alle strutture murarie intorno alla metà del secolo successivo. Tra la fine del II secolo d.C. e l’inizio del III secolo d.C., questa casa venne abbattuta per fare spazio all’edificio termale: le macerie della domus furono utilizzate per innalzare i piani pavimentali di circa un metro. Questo spiega come mai le pareti della casa si sono conservate per un’altezza di poco meno di un metro.
Questa abitazione romana è stata costruita in una posizione privilegiata: si trova a pochi passi dalla zona del Foro, centro della vita sociale, politica, religiosa ed economica della Brixia romana.
La casa aveva anche un peristilio, cioè un giardino, circondato da un portico a colonne sul quale si affacciavano le principali stanze. Sono ancora visibili le soglie con i segni dei cardini che sorreggevano i due battenti lignei delle porte. Questo portico era profondo poco più di quattro metri e ci rimangono alcune basi, di forma quadrata e realizzate in medolo, sulle quali poggiavano le colonne del porticato.
Le stanze della Domus Ariciana presentano pavimenti diversi. I pavimenti in laterizio, graniglia e malta erano usati negli ambienti di servizio: quello del portico del peristilio, ad esempio, è in graniglia bianca con inserti di laterizio.
Il pavimento a mosaico, elegante e prezioso, è invece destinato agli ambienti più in vista: l’unico mosaico della nostra Domus ancora visibile è quello che decora la sala di rappresentanza e che si caratterizza per la presenza di una treccia colorata che circonda il perimetro della stanza. Questa stanza presentava anche un soffitto dipinto, che gli archeologi hanno ritrovato in frammenti e parzialmente ricostruito: oggi questi resti sono esposti all’interno del sito, appesi a una delle pareti.
La domus aveva varie stanze e in tre di questi locali si sono conservati affreschi fino all’altezza di poco meno di un metro. I Romani erano soliti affrescare le pareti con colori vivaci e disegni, per decorare gli interni e renderli più luminosi, dato che queste abitazioni patrizie, in genere, erano piuttosto buie.
All’interno del sito, infine, trovano spazio alcune vetrine che contengono parte dei reperti rinvenuti durante gli scavi, tra i quali è possibile ammirare oltre ai frammenti di affreschi, anche frammenti di ceramica a vernice nera, frammenti di lucerne, di anfore e di vasellame raffinato.